

VITERBO - Davanti al Giudice dr. Mautone del Tribunale era fissata venerdi 27 un’udienza del processo a carico di un agente di polizia che nell’esercizio “Compro Oro” gestito dal noto boss Giuseppe Trovato tentò farsi giustizia da se per riottenere preziosi gioielli che suo nipote gli aveva portato a vendere.
I fatti di ormai oltre quattro anni fa si riferiscono ad una bricconata di un ragazzo che aveva sottratto alla nonna dei gioielli per poi farseli monetizzare in un compro oro.
Dell’affare di un eventuale rientro dei gioielli consegnati si incaricò lo zio del giovane che, dopo diniego dell’esercente Trovato di rivendere la preziosa merce, si presentò successivamente a quest’ultimo per ottenere la restituzione del venduto da nipote mostrando un falso decreto di sequestro.
Il Trovato, certo, non persona digiuna di procedure giudiziarie, non abboccò ed avviso a sua volta la polizia. Da qui le indagini della Questura, la denuncia alla Procura ed il rinvio a giudizio del loro collega.
Doveva venerdi essere ascoltato come teste il noto boss della “mafia viterbese” Giuseppe Trovato, ma essendo ristretto in carcere per i ben noti fatti di cronaca giudiziaria nei suoi confronti, sono state solo acquisite le sue dichiarazioni.
Un teste della difesa ha dichiarato che l’intento dell’imputato era solo quello far rientrare in famiglia i gioielli sottratti dal nipote.
Processo proseguirà il 23 aprile 2021 , forse anche per la lettura della Sentenza.