

Di Flavia Ludovisi
Al telefono Alberto Mastrantoni, un giovane viterbese che vive negli Usa da molti anni e che ha vissuto in diretta l'esperienza dell'uragano a New York.
Si trovava proprio a New York nei giorni in cui è stata colpita dall’uragano?
Ero a New York da cinque giorni, venivo da Miami, città che, secondo le previsioni, avrebbe dovuto essere colpita dall’uragano. Giovedì scorso invece sono iniziate a girare voci che l’area interessata sarebbe stata proprio NY e venerdì la notizia è stata confermata.
Quali sono state le misure di sicurezza adottate?
I media hanno subito dato l’allarme per far sì che le zone limitrofe all’Hudson fossero evacuate entro sabato pomeriggio alle 17, si parla di circa 270.000 persone. I giorni più critici sarebbero stati proprio sabato e domenica.
Come hanno reagito all’allarme i cittadini?
Sabato il clima era abbastanza normale, un po’di pioggia ma niente di eccezionale, tuttavia per le strade c’era un’atmosfera strana, che in un anno in cui ho vissuto a NY non ho mai visto. Tutti parlavano dell’uragano, dovunque mi trovassi, anche se le ultime previsioni metereologiche avevano parlato di un uragano di grado 1, un’intensità cioè che non avrebbe provocato danni alle persone e alla città.
Ciò nonostante il panico si leggeva nei volti della gente, giustificato anche dalla massima allerta data dai media. Sono state prese misure precauzionali enormi ma a mio giudizio più che giuste, in questo modo la città avrebbe limitato di gran lunga i danni se fosse successo il peggio.
Cosa l’ha colpita maggiormente?
La corsa ai supermercati. Il panico ha fatto sì che i cittadini si rifornissero di beni di prima necessità in modo compulsivo. E’ a dir poco insolito vedere i newyorkesi con un carrello della spesa, qui nessuno fa provviste settimanali. Non si usa cenare in famiglia tutte le sere come in Italia, ci si limita a comprare il necessario per una o, al massimo, due cene. Ho girato più di un supermercato ma già alle 19 era impossibile trovare pane e acqua.
Come ha passato la notte tra sabato e domenica, i giorni di massima allerta?
Sono andato a dormire dalla mia fidanzata nell’Upper West Side, una zona che non era tra quelle a rischio, ma anche qui supermercati vuoti e ristoranti quasi tutti chiusi. Abbiamo avuto difficoltà a cenare, considerando che in questo quartiere se ne trova uno ogni due metri. Tutto era anormale, le strade deserte e i locali serrati.
La mattina seguente, domenica, mi sono svegliato presto e ho seguito l’evento in diretta ma, come previsto, non è stato niente di più che una forte pioggia di fine estate e qualche ramo in mezzo alla strada per il vento.
In definitiva, gli unici che hanno tratto profitto dall’evento sono stati i gestori dei supermercati che hanno venduto più del solito.