

GALLESE - E’ quanto emerse dalle indagini della DIGOS di Viterbo nel 2015 allorchè su denuncia di una tunisina che si riteneva truffata da un pakistano cui aveva dato denaro per ”regolarizzare” il suo soggiorno in Italia, si scoprì che proprio in agro del Comune di Gallese risultavano dimoranti diecine di stranieri in un diroccato casaletto solo sulla carta, perché mai trovati in occasione di controlli delle forze dell’ordine.
Le indagini, che oggi hanno portato a processo sette imputati secondo le accuse formulate dal PM dr. Siddi (favoreggiamento immigrazione clandestina, truffa ed altro), hanno avuto approdo nel Tribunale di Viterbo davanti al Collegio presieduto dal Dr. Mautone, dove nell’udienza di ieri 17 febbraio è stato ascoltato come teste dell’accusa un agente della DIGOS che procedette alle indagini.
Dal racconto si è compreso che un cittadino pakistano effettivamente residente a Gallese, di professione commerciante, abbia agito in combutta con altri suoi compatrioti dimoranti a Roma, per gestire un traffico di finti rapporti di lavoro con gli stranieri extracomunitari “aspiranti” ad un permesso di soggiorno sul territorio nazionale, che prevedeva la costituzione di contratti di lavoro come magazziniere o badante con datori di lavoro personaggi di “fantasia”, in quanto i loro nomi venivano reperiti tra clochard cui erano stati catturati i dati personali.
Ovviamente, il “servizio” era pagato a caro prezzo.
Tutto bene sino alla denuncia della badante tunisina cui venne negato il permesso di soggiorno dopo aver pagato importanti somme per le sue condizioni economiche.
Comunque, le indagini, a parte la denuncia di cui sopra, furono collegate a quella della DIGOS di Firenze che allertarono i colleghi di Viterbo dopo che un pakistano residente nella Città del giglio, era stato indagato per terrorismo internazionale, dal che la scoperta di un’organizzazione dedita a favorire l’immigrazione clandestina, non solo però, per scopi lavorativi, ma anche terroristici.