ANNO 16 n° 273
a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta ''cosa vuoi di pił dalla vita?''
di Pina Palozzi
05/04/2019 - 02:06

a cura di Giuseppina Palozzi, psicologa e psicoterapeuta

 

Era rimasto solo un piccolo rametto, nascosto dalle ampie foglie verdi.

L’acqua ogni dieci giorni e il vaso trasparente senza cambiarle posto che sennò appassisce.

La cura.

L’attesa.

Una piccola sferetta verde chiaro, e poi un’altra, e un’altra ancora.

Ognuna al suo posto.

Ognuna nel suo vaso.

Quella con tre rami grande, dal fiorista coi capelli lunghi brizzolati.

Quelle con due, comprate all’Ikea.

Mi piace pensare che quel groviglio di radici pulsi di storie che pian piano nutrono e arrivano al fiore.

La cura immersa in quei sassolini color cacao che convive con quella che traspare dal vaso.

E non dovrebbe essere così? La famiglia, dico.

L’incontro tra dentro e fuori.

Incontro, appunto. La possibilità di mostrare i propri grovigli e al tempo stesso vedere la luce.

“Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe sempre lo stesso profumo”, sussurrava una tragica veronese.

E nessuno che entri in un negozio di fiori si chiede mai quale profumi meno di un altro o se sia degno chiamarlo tale, aggiungo io.

E allora perché lo facciamo con le persone, lo facciamo con le famiglie, lo facciamo coi sentimenti?

Cosa c’è di così temibile nella diversità?

Nulla.

E forse è proprio questo ciò che spaventa.

‘chè chi pensa e sceglie diversamente da noi ci mostra solo la libertà e, al tempo stesso, ci fa vedere banalmente che esistono altri vasi e altri rami e altri profumi.

La diversità arricchisce. È risorsa.

È arma di difesa per la propria e altrui libertà, di vivere e pensare.

Da un vero balcone, una donna vera scrive su un foglio “non cammino ma vi sono vicino”.

Lei, come chi marcia pacificamente, sceglie di non starci ad un mondo che inizia ad essere meno credibile di “spaghetti che in Italia crescono sugli alberi”.

Ma per fortuna non è un pesce d’Aprile l’unanimità sull’istituzione di un reato.

E allora io voglio credere a quel mondo, a quelli che non si arrendono e fanno la cosa giusta.

Dove giusta non significa standardizzata, ma fondata sul rispetto e sull’umanità.

Travisando Tolstoj, tutte le teste superficiali sono simili le une alle altre, ogni testa con una storia e un pensiero profondo ha una storia e un pensiero profondo a modo suo.

Allora,

non uno,

ma tanti Lucano.




Facebook Twitter Rss