ANNO 16 n° 273
A Civita si rievoca la tradizione: “Buongiorno Ceramica” come un magnete
Fausto Mancini, Beniamino Molon e Dino Dominicis ai laboratori
Elsa
11/05/2024 - 15:29
di Elsa Berardi

CIVITA CASTELLANA – Intraprendenza e cura delle lavorazioni esposte, in un intreccio perpetuo tra storia e innovazione: queste le chiavi di lettura di “Buongiorno Ceramica”, la rassegna di laboratori e racconti che fa da rete tra i capoluoghi della ceramica nazionali. 

La collana di iniziative, indetta dall’Associazione Italiana Città della Ceramica, ha iniziato il suo percorso nel 2018, fiorendo di recente come concime per la relazione tra professioni antiche e sguardo al futuro. La speranza è quella di lasciare ai giovani una sontuosa eredità da interpretare liberamente, ma mai da disperdere nei princìpi fondanti.

Tra i territori portabandiera del lavoro dei ceramisti è da menzionare la nostra Civita Castellana, fiore all’occhiello di una Tuscia che attira con l’arte di cui è rappresentante. Quest’anno la manifestazione si è svolta al rinomato Museo della Ceramica, in Via Antonio Gramsci e accanto all’Istituto d’arte “Midossi”. Oggi 11 maggio è arrivata la prima puntata nella cittadina.

Non ha dubbi sulla formula proposta Tamara Patilli, responsabile dello stesso ente che ha fatto da sfondo all’evento: a suo dire la ceramica ha la funzione di “ristabilire una collettività, perché crea un dialogo e una particolare espressione”. Il dinamismo aggregatore scatenato dall’arte, in special modo quella di manipolazione, dipende dal “contatto con la materia, un valore che non vogliamo perdere”, soprattutto in un contesto globalizzato e immerso nel digitale. La referente ha comunque ricordato la dotazione di ausili tecnologici del Museo, dagli ormai noti QR code da scansionare ai visori installati, ma ha ribadito che nell’idea cardine - immaginata in team con il bio-distretto della Via Amerina - il progetto si avvale dei ceramisti e del liceo artistico, in modo da fare chiarezza sul ruolo della cultura.

Commenti positivi da Silvia Menichelli, addetta ai laboratori che hanno coinvolto piccoli e adulti: “Abbiamo sperimentato – inizia - questi laboratori su persone di tutte le età, addirittura su bambini da 0 a 3 anni” (la fascia d’età prevista per la partecipazione alle lavorazioni è 0-99 anni, ndr). Portatrice locale di conoscenze e attività benefiche, la Menichelli sostiene che l’arte manipolativa abbia finalità addirittura terapeutiche, sulla base di ritorni sensoriali e psicologici: “lavorare la ceramica permette di sprigionare la fantasia e la creatività di ciascuno, a prescindere dalle abilità. Si tratta della prima occupazione sperimentata nella storia, oggi inserita nei programmi di arteterapia”.

Il percorso artistico è stato corredato con un’esposizione di opere realizzate dagli studenti dell’adiacente “Midossi”, fieri, nella delicatezza delle proprie illustrazioni a voce, di quanto prodotto per l’occasione. A guidare i lavori il professor Renato Camponeschi.

Passiamo ai ceramisti: i custodi della storia millenaria, delle mode, dei saperi e dei segreti di un’autentica manualità. Fausto Mancini, attività aperta negli anni ’70 e grande nome nel territorio civitonico, ha unito “il lavoro del restauro a quello della ceramica, ma la ceramica ha certamente un maggior fascino e ha preso, nella mia arte, il sopravvento. Negli ultimi anni ho prodotto quasi esclusivamente opere in ceramica – prosegue – e in quasi mezzo secolo di attività ho imparato che menti e mani, se si uniscono, posso creare tutto il possibile”. Un pieno di fiducia verso la magia del bello, la convenzione più razionale e al contempo rinnovabile. Mancini, alla fine del momento degli incontri, ha eseguito una meravigliosa dimostrazione da tornitore di argilla.

La parola è passata a Beniamino Molon, anche lui cimentatosi con la modellazione di un vaso in argilla rossa. La sua ceramica rappresenta “lo spazio, la natura, l’universo”. Anche da lui una spassionata preoccupazione per il futuro dei ragazzi, che “devono avere passione e voglia” per investire le energie nei manufatti.

Dino Dominicis, vissuto per un periodo in Venezuela, ci porta una visione ancestrale della ceramica: “Imprimere con un dito l’impronta sull’argilla già afferma il nostro esistere. Per lavorare la ceramica si usano i quattro elementi: acqua, terra, aria e fuoco. Questo è importante per un giovane, così da poter stabilire un contatto psichico e fisico con il materiale”. Ha inoltre prodotto per il pubblico interessato un manufatto in foggiatura a lastre, che racchiude lo stesso orgoglio con cui ha presentato la sua raccolta didattica di immagini, “Ceramica Creativa”.

Base, sostegno, perno, spessore: termini che richiamano non solo l’inventiva e la pazienza dei ceramisti, ma anche il desiderio di rimanere stabili e radicati. Il cambiamento di costumi, usanze e pensiero riflette la volontà di spiccare il volo, la tradizione immutabile quella di tornare a casa.

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