

di Andrea Arena
VITERBO – Una costola? Uno spin-off, come dicono quelli fighi? O ancora una sottomarca, un figlio adottivo, una derivazione? Vai a capire. Intanto eccola qua, Caffeina polis, la nuova sezione del festival culturale affidata alla direzione di Giovanni Masotti (giornalista, ex corrispondente Rai da Londra, Mosca e Bruxelles, ex direttore del Tg2) e che si occuperà di grandi temi, declinati a livello internazionale. E dunque: politica, economia, sociale.
La presentazione – dopo alcuni incontri di prova dell'anno scorso – si è tenuta oggi pomeriggio alla Fondazione Carivit. Con due ospiti di peso, a livello nazionale certo, ma soprattutto negli equilibri politici locali: Antonio Tajani, fondatore di Forza Italia, vicepresidente del Parlamento europeo e del Partito popolare europeo, e Giuseppe Fioroni, ex ministro e ora deputato del Partito democratico. Naturale dunque che in platea ci fossero tanti pezzi di amministrazione comunale, e della provincia, ex, ex degli ex, amici degli amici, cavalli di ritorno e fauna varia. Ma ci sarà tempo per approfondire il discorso.
In attesa di rituffarci nelle beghe viterbicole, meglio allora volare alto, e così si è fatto ieri, parlando della situazione internazionale, del terrorismo, dell'Europa sotto attacco e del Medioriente in fiamme. Masotti incalza, seppur non tradendo l'aplomb. Fioroni è diplomatico, ha sempre un pensiero per il Papa (''Il viaggio di Francesco in Africa è un segnale forte: non si deve avere paura, né scappare. Bergoglio è andato in Paesi insicuri, ma ha affrontato tutti con la forza della fede e della ragione'') e un altro per Aldo Moro (''Un suo discorso sulla Pace, pronunciato nel 1963 alle Nazioni Unite, resta di incredibile attualità''). Tajani rivendica la necessità di un intervento armato in Siria, Iraq e Libia: ''Ma un'azione a livello europeo, coordinata. Dopo gli attacchi di Parigi invece ho avuto l'impressione che ogni Stato abbia reagito un po' per conto suo, dalla Francia che ha bombardato all'Italia timida, troppo timida. L'unico che sembra avere un quadro di insieme è Putin, ma non possiamo lasciare che sia l'unico a gestire la crisi''. Fioroni invece è più cauto: ''Nel 1998 non votai neanche per i bombardamenti in Kosovo del Governo D'Alema. Mi fecero parlare alle 4 di notte per spiegare le mie ragioni...''
E si va avanti coi collegamenti dei tre vertici di un triangolo che oltre al terrorismo implica anche l'immigrazione e la crisi economica. ''Il problema è che noi ci vergogniamo di quello che siamo, perciò chi viene da noi non riesce a riconoscersi nel nostro stile di vita. Negli Stati Uniti è diverso, come un tempo era diverso nell'antica Roma''. Fioroni invece, da ex ministro all'Istruzione, si cimenta sul delicatissimo tema del presepe vietato in una scuola del Milanese: ''Se fossi nel ministro Giannini, prenderei in considerazione se quel dirigente scolastico debba ancora continuare a ricoprire quel ruolo''.