

Una buona notizia per i pazienti affetti da calcolosi urinaria. All’ospedale di Belcolle dal mese di febbraio, infatti, è entrata pienamente in funzione l’attività di litotrissia per il trattamento extra corporeo, senza intervento chirurgico, di questa patologia. Il servizio, a cui è possibile accedere richiedendo una visita specialistica urologica presso i Cup della Ausl di Viterbo, è erogato dall’Unità operativa di Urologia di Belcolle, diretta da Antonio Rizzotto.
Gli utenti della Tuscia non saranno più costretti, perciò, a rivolgersi alle strutture ospedaliere presenti nelle province limitrofe a quella viterbese e questo comporterà una riduzione notevole della mobilità passiva, con una significativa riduzione dei costi per l’azienda sanitaria locale.
Il cuore nevralgico del servizio è costituito dal Litotritore extracorporeo, uno strumento di ultima generazione, di cui l’Unità operativa di Urologia di Belcolle si è potuta dotare grazie al contributo determinante per l’acquisto fornito dalla Fondazione Carivit e della Carivit.
La litotrissia extracorporea consiste nella produzione di onde d'urto in un mezzo liquido con diversi tipi di generatori e nella focalizzazione di queste onde sul calcolo da frantumare. La tecnica è stata sperimentata, per la prima volta, nel 1985 e oggi è considerata unanimemente dal mondo scientifico uno dei modi più efficaci per curare questo tipo di patologia renale che interessa, sempre di più, un numero considerevole di persone a livello globale.
“Con l’attivazione del Litotritore - spiega il direttore di Urologia Antonio Rizzotto - siamo in grado di fornire ai nostri utenti un servizio moderno ed efficiente di cui c’era una crescente richiesta nel territorio. Da questo punto di vista, il mio appello va ai medici di medicina generale della nostra provincia, affinché informino i loro assistiti e indirizzino i pazienti urologici affetti da calcolosi urinaria verso la nostra struttura. In questo modo eviteremo agli abitanti del Viterbese inutili disagi dovuti a spostamenti presso ospedali extra provinciali o, peggio, extraregionali, e alla Ausl di Viterbo una perdita finanziaria considerevole dovuta alla mobilità passiva”.