

VITERBO – Ottant'anni dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, la Festa della Repubblica torna a essere occasione di riflessione sui valori fondanti della democrazia italiana. Dalla Federazione provinciale del Partito Democratico di Viterbo e dal vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, Enrico Panunzi, arriva un richiamo all'impegno civile, alla partecipazione democratica e alla difesa dei principi sanciti dalla Costituzione.
«Il 2 giugno 1946 – ricordano la segretaria provinciale del PD, Manuela Benedetti, e il presidente provinciale Alessandro Mazzoli – il voto del popolo italiano segnò una svolta nella storia del Paese dopo il ventennio fascista, la guerra e la lotta di Liberazione, ponendo le basi per costruire un nuovo patto civile fondato su libertà, uguaglianza e solidarietà».
Un passaggio storico che vide protagoniste, per la prima volta nella storia nazionale, anche le donne, chiamate alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica e per eleggere l'Assemblea Costituente. Una conquista che rappresentò un momento decisivo nel percorso di emancipazione e partecipazione democratica dell'Italia.
Nel suo intervento, Panunzi ricorda i numeri di quella straordinaria giornata: quasi 25 milioni di cittadini alle urne, con un'affluenza dell'89,08 per cento, e oltre 12,7 milioni di voti a favore della Repubblica. «Una scelta di coraggio, responsabilità e speranza – sottolinea – che cambiò per sempre il destino del nostro Paese e pose le basi di una società più libera, giusta e democratica».
Entrambi i messaggi pongono l'accento sull'attualità dei principi costituzionali, in un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni crescenti. Il Partito Democratico richiama in particolare l'articolo 3 della Costituzione, che assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l'uguaglianza dei cittadini.
«L'indebolimento della democrazia che osserviamo oggi – affermano Benedetti e Mazzoli – impone una riflessione e una reazione per restare fedeli ai valori costituzionali e per ribadire con forza il bisogno assoluto di pace».
Il riferimento è ai conflitti che continuano a interessare diverse aree del mondo, dall'Ucraina al Medio Oriente, e alla necessità di rilanciare il ruolo della diplomazia e dell'Europa come strumenti di cooperazione e convivenza tra i popoli.
Panunzi collega invece il significato della Festa della Repubblica al tema della partecipazione democratica anche nelle scelte istituzionali contemporanee. In questo senso richiama il recente referendum consultivo svolto nel Lazio, auspicando che ogni futura riforma del sistema elettorale sia il risultato di un confronto ampio e condiviso.
«Le regole del gioco si scrivono insieme – afferma –. Modificarle sulla base delle convenienze politiche del momento rischia di alterare le condizioni della competizione democratica e di indebolire la stabilità delle istituzioni».
A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, il messaggio che arriva dal territorio viterbese è dunque quello della responsabilità collettiva: custodire la memoria di una scelta storica che ha restituito libertà e dignità al Paese e tradurre ogni giorno quei valori in impegno civile, partecipazione e difesa della pace.