ANNO 16 n° 263
150 fagiani “pronta caccia” immessi a Montefiascone, la denuncia della LAV Viterbo
L’associazione critica il “lancio” degli animali allevati per essere destinati all’attività venatoria e contesta la narrazione dei cacciatori come “bioregolatori” e protettori degli ecosistemi
20/09/2026 - 11:04

MONTEFIASCONE - Sono 150 i fagiani “pronta caccia” immessi nel territorio di Montefiascone dall’associazione Cacciatori Italiani, in risposta alle richieste dei propri soci che, dopo le prove effettuate in vista dell’apertura della stagione venatoria, avevano segnalato una scarsa presenza di selvaggina. La notizia riaccende il dibattito sulle modalità con cui gli animali vengono allevati e successivamente immessi nei territori destinati alla caccia.

A intervenire sulla vicenda è la LAV Viterbo, che contesta una pratica definita indicativa della natura stessa dell’attività venatoria. Secondo l’associazione, l’allevamento di animali destinati a essere successivamente liberati sul territorio per diventare bersagli dei cacciatori contraddirebbe la rappresentazione della caccia come attività finalizzata alla tutela degli ecosistemi e alla regolazione naturale della fauna.

Particolare attenzione viene posta anche sul linguaggio utilizzato in ambito venatorio. Espressioni come “lancio dei fagiani” e “pronta caccia”, osserva la LAV Viterbo, contribuirebbero a trasformare gli animali in semplici strumenti dell'attività venatoria, oscurandone la natura di esseri senzienti.

«Allevati appositamente in gabbie, quindi privati dell’esperienza di vivere, per divenire il facile bersaglio di persone che traggono evidente piacere dall’uccidere», sostiene l’associazione, che vede nell'immissione dei fagiani una manifestazione della dimensione violenta della caccia.

Per la LAV, inoltre, negli ultimi anni il mondo venatorio avrebbe promosso campagne comunicative volte a modificare la percezione pubblica della caccia, presentandola soprattutto come strumento di gestione e tutela della fauna. Una narrazione che l’associazione respinge, sostenendo che dietro queste pratiche vi siano anche interessi economici che coinvolgono il comparto venatorio e quello zootecnico.

La vicenda di Montefiascone si inserisce, secondo la LAV Viterbo, nel più ampio confronto nazionale sul futuro dell’attività venatoria. L’associazione richiama inoltre le recenti mobilitazioni organizzate in diverse città italiane contro il DDL definito “sparatutto”, ribadendo la propria posizione contraria alla caccia.

«Un fucile puntato verso un essere inerme è tautologicamente un esercizio gratuito di violenza, di dominio, di sprezzo della natura e delle altre specie», conclude la LAV Viterbo, rinnovando il proprio appello: «No alla caccia».




Facebook Twitter Rss