

Massimiliano Morelli
No, la Tuscia non ci sta a far da pattumiera delle scorie radioattive. Dopo la pubblicazione della mappa delle aree considerate idonee al deposito di rifiuti radioattivi, la regione che già “ospita” due ex centrali nucleari, quelle di di Montalto di Castro e di Borgo Sabotino, alza la protesta. Monta la protesta nel Viterbese, nel cui territorio ricadono tutte e 22 le aree prescelte, a iniziare da Montalto di Castro, che ha già conosciuto l’epopea fallimentare della centrale elettronucleare, i cui lavori iniziarono nel 1982 e vennero fermati sei anni dopo. “Montalto e il suo territorio hanno già dato – ha per esempio commentato il sindaco Luca Benni – e lotteremo con tutte le forze affinché venga rispettato l’ambiente e la salute dei cittadini”. Da Soriano nel Cimino gli fa eco il collega Fabio Menicacci: “La preoccupazione maggiore riguarda i rischi per la salute pubblica e per l’ambiente, senza tralasciare il fatto che buona parte dell’economia di queste zone è basata sull’agricoltura, con il rischio che possano crearsi danni alle coltivazioni”. La convocazione di un consiglio comunale straordinario è stata già richiesta a Corchiano. Netta la presa di posizione anche da parte di Confartigianato Viterbo: “Una decisione incomprensibile, che va a interessare territori che vivono di turismo e danno da vivere a centinaia di imprese artigiane. L’impatto del deposito delle scorie radioattive sarebbe devastante”.