

di Stefano Marini Balestra
VITERBO - Sono passati alcuni mesi da quando la Corte Costituzionale con sua Sentenza n. 160 del luglio 2020 (pres. Cartabia, rel.Prosperetti) ha sdoganato la possibilità anche per gli agricoltori di abbattere animali nocivi sui loro fondi, cosi ribaldando una sua precedente Sentenza del 2018 (n. 206/18) che, in accoglimento di una ricorso dell’Avvocatura dello Stato, che aveva sollevato rilievi di anticostituzionalità di una legge delle Regione Lombardia (Legge n.19 del 17.7.17) in materia di caccia agli ungulati.
Adesso, la stessa Corte finalmente, sempre in occasione di un ricorso alla Corte deferitole dal TAR avverso ad una legge della Regione Marche (Legge n.7 del 5.1.95), la Corte stessa, sostituendosi all’assente legislatore nazionale ha dato “via libera” all’abbattimento dei cinghiali sull’intero territorio nazionale.
E’ pertanto possibile agli agricoltori, muniti di regolare licenza porto fucile e di caccia eliminare in ogni tempo dai propri fondi cinghiali infestanti.
Vittoria della ragione del buon senso. Purtroppo questa suprema decisione arriva quando ormai il danno provocato dai cinghiali ha raggiunto limiti insostenibili.
E’ della cronaca giornaliera che queste bestie, una volta solo presenti nei boschi e schive della presenza umana, si siano insediate in città circolando in ore diurne indisturbate anche del traffico veicolare. Il pericolo derivato dalla mutazione di abitudini ed anche di razza di questa specie di ungulati, è sotto gli occhi di tutti.
Solo la cecità di ambientalisti da salotto non se ne era reso conto.
E’ incredibile che proprio le associazioni ambientalistiche non si siano volute rendere conto che la proliferazione di animali dannosi, anche di origine alloctona (i cinghiali a spasso nelle nostre città non sono i maremmani, ma di origine balcanica) rappresenta una minaccia per altre specie protette (animali e vegetali) di origine nostrana. L’arroganza dei cinghiali ha distrutto il sottobosco, ha fatto sparire colonie di uccelli e piccoli roditori (scoiattoli e ghiri) dalle nostre colline.
Era quindi da tempo necessario un controllo della proliferazione di ogni animale dannoso. Sono lontani i tempi (nei secoli scorsi) quando si premiava chi abbatteva un aquila o una volpe, però il criterio di un abbattimento selettivo deve esserci