


VITERBO – L’emergenza arsenico nell’acqua torna al centro del dibattito cittadino. Nel pomeriggio di sabato 17 ottobre, alle 15, gli attivisti dei comitati “Non ce la beviamo” e “Comitato Base Consumatore” si sono ritrovati in piazza del Plebiscito per protestare contro quello che definiscono il silenzio delle istituzioni sulla richiesta di convocare un Consiglio comunale straordinario dedicato alla qualità dell’acqua nelle reti idriche del Viterbese e della Tuscia.
La manifestazione, organizzata davanti alla sede del Comune, ha voluto richiamare l’attenzione dell’amministrazione sulla necessità di un confronto pubblico. Secondo i promotori, le ordinanze di non potabilità che interessano diversi quartieri e comuni del territorio non sarebbero accompagnate da un dibattito politico sufficientemente chiaro e trasparente sulle cause del problema e sulle soluzioni da adottare.

«Un’acqua salubre e accessibile è un diritto»
Ad aprire gli interventi è stata Paola Celletti, portavoce del comitato “Non ce la beviamo”, che ha ribadito la necessità di garantire ai cittadini acqua sicura e tariffe coerenti con la qualità del servizio erogato.
«Siamo qui per difendere un diritto sacrosanto: un’acqua salubre e accessibile, anche nei costi. Non è accettabile pagare una bolletta a prezzo pieno per un servizio che non rispetta i requisiti di potabilità», ha dichiarato Celletti, richiamando l’attenzione sui livelli di arsenico e chiedendo che la questione torni al centro dell’agenda politica locale.
La portavoce ha quindi rivolto un appello alla sindaca Chiara Frontini, chiamata in causa nella sua veste di prima cittadina e rappresentante del capoluogo, che detiene la quota maggiore di Talete Spa, il gestore del servizio idrico.
«Abbiamo chiesto a Chiara Frontini un Consiglio straordinario aperto. Aspettiamo ancora risposta», ha affermato Celletti, sollecitando la convocazione di una seduta pubblica per affrontare la questione insieme ai cittadini e ai soggetti coinvolti nella gestione dell’acqua.

Dall’emergenza idrica alla crisi degli agricoltori
Tra gli interventi della giornata anche quello di Tonino Monfeli, noto per il suo coinvolgimento nella protesta dei trattori che portò al blocco del casello autostradale A1 di Orte.
Monfeli ha annunciato una prossima riunione a Piazzale dei 500, a Roma, per sostenere gli agricoltori del Sud Italia alle prese con l’aumento dei costi del gasolio. Un rincaro che, secondo quanto denunciato, rischia di rendere economicamente insostenibili le attività agricole e di impedire a molti operatori di lavorare la terra.
Il suo intervento ha allargato il campo della protesta, collegando la questione della qualità dell’acqua alle difficoltà economiche che colpiscono le filiere produttive e le comunità locali.

I comitati chiedono risposte e trasparenza
La mobilitazione ha riunito diverse rivendicazioni: sicurezza dell’acqua, chiarezza nella gestione del servizio idrico e maggiore equità nel costo delle bollette. I comitati chiedono che i dati vengano resi pubblici e che le istituzioni chiariscano quali interventi siano previsti, con quali tempistiche e attraverso quali strumenti si intenda riportare l’acqua del territorio entro i parametri di sicurezza.
«Se non è potabile, almeno che sia ascoltabile», è stata la battuta amara scelta dai manifestanti per sintetizzare la loro protesta.
Al di là dell’ironia, il nodo resta quello del confronto istituzionale. I promotori chiedono la convocazione del Consiglio comunale straordinario per discutere apertamente della presenza di arsenico, delle ordinanze di non potabilità e delle prospettive per il servizio idrico nella Tuscia. Una richiesta che punta a ottenere risposte concrete su un tema che riguarda direttamente la salute e la vita quotidiana dei cittadini.