ANNO 16 n° 268
Viterbo, l’allarme di un residente: «Abbiamo paura, il centro storico non può arrendersi al degrado»
Urla, episodi di violenza e situazioni di disagio alimentano la percezione di insicurezza. «Amo il centro, ma per la prima volta mi sono chiesta se sia ancora giusto vivere qui»

VITERBO – Degrado, urla, episodi di violenza e situazioni di forte disagio. È attraverso queste parole che un residente del centro storico di Viterbo affida a una riflessione pubblica la propria preoccupazione per quello che, a suo giudizio, sta accadendo in alcune zone della città.

«Possiamo continuare a raccontarci che sono cose che sono sempre successe?», si domanda. Una considerazione alla quale segue però una precisazione: «Probabilmente è vero. Ma c’è una differenza: oggi la percezione di insicurezza è diventata concreta e quotidiana. Abbiamo paura».

Una preoccupazione che, racconta, diventa ancora più forte quando si hanno figli adolescenti. Da qui le domande sul futuro della città e sugli spazi che Viterbo riesce a offrire alle nuove generazioni: dove possano andare i ragazzi, quanto siano sicuri quando escono e «soprattutto che città stiamo costruendo per il loro futuro».

Nel suo intervento emerge anche un legame personale con il centro storico. «Io amo il centro storico: vivo in centro da sempre, ho investito e ho sempre pensato che il centro fosse una delle cose più belle della nostra città», racconta la residente. Proprio per questo, aggiunge, è stato particolarmente doloroso arrivare a porsi una domanda: «Ma è ancora giusto continuare a vivere qui?».

Una domanda che viene definita «una sconfitta enorme», soprattutto per chi ha sempre considerato il centro storico una parte fondamentale della propria vita.

La residente riconosce l'importanza delle iniziative per sostenere il cuore della città, dalle attività agli eventi, fino alla necessità di continuare a vivere gli spazi cittadini. Ma, secondo la sua riflessione, questo non sarebbe sufficiente ad affrontare le situazioni di disagio sociale.

«Possiamo organizzare eventi, aprire attività, illuminare le strade e cercare di rendere il centro sempre più bello», sottolinea. «Ma se una persona ha paura di attraversarlo la sera, se una mamma si preoccupa quando il proprio figlio esce, se episodi di violenza e degrado diventano quasi una normalità, allora abbiamo un problema molto più grande».

Da qui l'appello ad affrontare il tema in modo concreto, chiedendo quali siano gli strumenti e le responsabilità delle istituzioni e degli organismi preposti ai controlli. «Qualcuno vuole e può fare qualcosa? Qualcuno controlla gli affitti selvaggi fatti a persone estremamente pericolose? Chi deve controllare? Chi ci deve proteggere?», sono alcune delle domande poste.

L'obiettivo dichiarato non è però quello di rinunciare al centro storico, ma comprendere come invertire una situazione ritenuta preoccupante. «Non voglio arrendermi all’idea che le sorti del nostro centro storico siano già scritte», afferma la residente.

La conclusione è affidata proprio al rapporto con la città: «Voglio continuare a credere che Viterbo possa tornare ad essere una città nella quale vivere, passeggiare, far crescere i nostri figli e sentirsi semplicemente a casa e al sicuro».

Un messaggio che si chiude con una considerazione: «Amare il centro storico non significa fare finta che i problemi non esistano. Significa avere il coraggio di guardarli in faccia e pretendere che qualcuno intervenga».




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