


VITERBO - La Tuscia è sottoposta a una pressione crescente legata alla diffusione dei grandi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Una situazione che, secondo AssoTuscania, richiede interventi urgenti, una pianificazione responsabile e un coinvolgimento concreto delle comunità locali nelle scelte che riguardano il futuro del territorio.
Il tema è stato al centro dell’assemblea pubblica che si è svolta il 23 ottobre a Bagnoregio, organizzata da “Transizione Energetica Senza Speculazione”. All’incontro ha partecipato anche AssoTuscania, insieme ad associazioni e comitati impegnati nella tutela ambientale, oltre a numerosi rappresentanti delle associazioni imprenditoriali e sindaci del territorio.
A destare preoccupazione sono anche i dati del Rapporto ISPRA 2026 sul consumo di suolo, richiamati dall’associazione: nel 2025 Tuscania e Montalto di Castro si sarebbero collocate ai primi posti in Italia per incremento del consumo di suolo, rispettivamente con 319 e 316 ettari. Numeri che si aggiungono alla già elevata concentrazione di impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili nella provincia di Viterbo.
La responsabilità delle istituzioni
Per AssoTuscania, uno dei nodi centrali riguarda il ruolo dei decisori pubblici. In assenza di una pianificazione regionale accurata, trasparente e condivisa, il rischio è che il futuro della Tuscia venga definito attraverso singole autorizzazioni, con successive controversie davanti alla magistratura amministrativa.
I giudici, sottolinea l’associazione, sono chiamati a verificare la legittimità degli atti, non a elaborare una visione complessiva dello sviluppo territoriale. Un compito che spetta invece alle istituzioni, chiamate a individuare criteri chiari e a conciliare la transizione energetica con la salvaguardia del paesaggio, della biodiversità e delle attività agricole.
Sette proposte per la legge regionale
Nel corso dell’assemblea, il Coordinamento Ambientale Tuscia (CAT) ha presentato sette proposte concrete per contribuire alla definizione della legge regionale sulle aree idonee. Tra i punti indicati figurano il riequilibrio territoriale degli impianti, l’introduzione di un fattore di saturazione, la tutela del paesaggio e della biodiversità, la salvaguardia dell’agricoltura, la priorità per le superfici già compromesse e l’adozione di scelte tecnologiche coerenti con le caratteristiche dei territori.
L’obiettivo è contribuire alla costruzione di una strategia capace di governare la diffusione degli impianti, evitando che le trasformazioni si concentrino in modo squilibrato su determinate aree.
«Il territorio non si limita a denunciare. Studia, si organizza e propone», è il messaggio sottolineato da AssoTuscania, che richiama il lavoro svolto negli anni da associazioni e comitati: analisi dei progetti, elaborazione di osservazioni e formulazione di proposte per la tutela delle comunità locali.
Da qui la domanda posta dall’associazione: «Se il territorio è capace di studiare e avanzare proposte, perché questo contributo non dovrebbe diventare parte integrante della pianificazione pubblica?».
La posizione di AssoTuscania è chiara: la transizione energetica deve essere accompagnata da responsabilità, trasparenza e partecipazione. La Tuscia, conclude l’associazione, non chiede soltanto di essere tutelata, ma anche di essere ascoltata e di poter contribuire alle decisioni che ne determineranno il futuro.