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Sostegno e rilancio del distretto ceramico, presentato in Regione il dossier della Cisl Lazio
Coppotelli: 'Sfide energetiche, sostenibilitą economica e lavoro di qualitą le nostre prioritą'
Sostegno e rilancio del distretto ceramico, presentato in Regione il dossier Cisl Lazio
Coppotelli: 'Sfide energetiche, sostenibilità economica e lavoro di qualità le nostre priorità'
CIVITA CASTELLANA - Rimettere al centro i distretti industriali come motore di sviluppo e coesione sociale, valorizzare le eccellenze dei territori e creare lavoro di qualità. È questo, in sintesi, il piano che la Cisl Lazio ha presentato in Regione per rilanciare l’industria e rafforzare la coesione produttiva. La proposta è contenuta in un dossier di 54 pagine che analizza criticità e opportunità dei distretti industriali, tra cui anche il polo ceramico di Civita Castellana. Al centro del progetto c’è una nuova idea di governance e di coordinamento forte, con il Consorzio unico industriale indicato come soggetto strategico per monitorare gli interventi e rendicontare in modo trasparente i progressi e i risultati raggiunti.
La cornice di riferimento è la legge 36 del 2001, oggi considerata superata, che la Cisl chiede venga rivisitata in chiave moderna con proposte che mirano a governare la transizione produttiva attraverso investimenti, formazione, digitalizzazione e un forte coinvolgimento istituzionale. La sfida si fa politica: in un momento di passaggio da modelli industriali intensivi e lineari a sistemi sostenibili e circolari diventa fondamentale, per il sindacato guidato dal segretario Enrico Coppotelli, accompagnare la transizione produttiva per non subirla, mettendo sempre il lavoratore al centro dell'agenda politica.
Gli investimenti che sta facendo attualmente la regione sono di due tipi, uno incentrato sulla programmazione europea, l'altro in previsione dei 100 milioni destinati al Consorzio unico industriale che puntano su innovazione, ricerca e sviluppo. Qual è la vostra proposta?.
Abbiamo detto alla vicepresidente Angelilli che questi fondi fanno bene alle imprese ma vorremmo anche capire, ovvero monitorare, quali saranno le ricadute occupazionali per evitare che in una fase in cui sono stati stanziati fondi importanti, le aziende possano decidere di investire risorse che poi non generano occupazione, oppure dotarsi di strumentazione che possa ridurre la forza lavoro.
Venendo al settore ceramico: costi elevati dell'energia, impatto dell'Ets, competizione internazionale con prodotti low cost. Ma anche carenza di profili specializzati e perdita di appeal verso il lavoro in fabbrica. Queste sono le criticità da voi individuate nel comparto ceramico di Civita Castellana, quali sono gli obiettivi strategici?
Il comparto della ceramica sanitaria è un fiore all'occhiello di questa provincia, con le sue 30 aziende e un fatturato stimato di circa 350 milioni l'anno, da lavoro a oltre 2mila addetti, alimentando anche un indotto importante. Oggi purtroppo l'instabilità politica e l'aggressività dei mercati esteri sta producendo effetti negativi sul settore. Nel nostro report chiediamo alla regione Lazio di attivarsi per rafforzare competitività e attrattività, potenziare investimenti su innovazione, sostenibilità e digitalizzazione; spingere sul marketing territoriale e garantire formazione specialistica, guidare la transizione ecologica e l'economia circolare.
Quindi cosa proponete?
Sicuramente la promozione a livello internazionale attraverso fiere (come il Cersaie) e campagne su qualità e made in Italy. Ma anche la creazione di reti di impresa e hub innovazione con cabina di regia Regione, partenariati con altri distretti europei, formazione e creazione di spazi espositivi e Dmo tra Regione, Comuni e associazioni
Più volte è stato ribadito che il sistema Ets si è dimostrato incapace di accompagnare il processo di decarbonizzazione, e le imprese ceramiche stanno pagando a caro prezzo a livello di extra-costi. Secondo lei il sistema Ets va rivisto?
Certamente si. Non possiamo immaginare di continuare a comprimere la produzione della ceramica con norme che poco hanno a che fare con l'attuale stato dei fatti.
La normativa europea è troppo stringente, eppure nei paesi che oggi producono a basso costo - nostri competitors - non sappiamo che tipo di controlli vengono fatti sui prodotti e sulla manodopera. Non c'è sostenibilità economica né sociale. La produzione di tessile e automotive si è spostata verso l'Asia, la ceramica riesce ancora a coniugare la capacità italiana del made in Italy, ma il rischio è quello di vedere una perdita di competitività. La questione energetica sta diventando impellente. Avere una produzione industriale basata sui costi energetici potrebbe essere una limitazione nel tempo. Serve un investimento nazionale ed europeo per una modernizzazione degli impianti a più basso costo di produzione, questo potrebbe esser il modo di tutelare le imprese per il futuro.
Pensa al nucleare di nuova generazione?
Si, è un progetto che il governo ha già lanciato e non nascondo che la Cisl ha dato un giudizio favorevole sul tema.
Dunque, il distretto della ceramica sta vivendo sfide importanti sul piano della competitività, energetico e ovviamente su quello sociale. Spesso si sente dire che il lavoro del ceramista abbia perso appeal per i giovani. Come giudica questo aspetto?
I giovani di oggi studiano, ma spesso ciò che imparano non trova applicazione nel territorio in cui vivono. Noi crediamo che il territorio non debba essere una gabbia, bensì un’opportunità per scegliere un percorso coerente con gli studi fatti. In questo senso gli ITS rappresentano una porta di accesso concreta al futuro e, nel settore ceramico, potrebbero diventare una grande risorsa per questa provincia.
Recentemente la Femca Cisl ha firmato un integrativo territoriale dopo oltre 20 anni. Secondo lei continuando a firmare contratti integrativi, quindi dando il giusto potere di acquisto ai salari, il lavoro può tornare ad essere attraente e più professionale per i ragazzi?
La contrattazione di secondo livello è il modo piu prossimo di fare sindacato. Dobbiamo premiare la produttività, la partecipazione e l'innovazione per valorizzare il lavoro. Oggi fare l'operaio è faticoso, anche meno remunerativo rispetto ad altri settori. Per questo è importante riconoscere al lavoratore un giusto valore economico, che gli possa garantire serenità e l'opportunità di costruire il proprio futuro lavorando. E credo che sia oggi una cosa che ai giovani va rispiegata.
@riproduzione vietata
CIVITA CASTELLANA - Rimettere al centro i distretti industriali come motore di sviluppo e coesione sociale, valorizzare le eccellenze produttive e creare lavoro di qualità. È questo, in sintesi, il piano che la Cisl Lazio ha presentato in Regione per rilanciare l’industria, creare rete e rafforzare la coesione produttiva fel territorio. La proposta è contenuta in un dossier di 54 pagine che analizza criticità e opportunità dei distretti industriali (il tessile della Valle del Liri, il distretto del marmo dei monti Eusoni, la filiera della carta e l'audiovisivo). Tra questi, anche il polo ceramico di Civita Castellana. Al centro del progetto: una nuova idea di governance e di coordinamento forte, con il Consorzio unico industriale indicato come soggetto strategico per monitorare gli interventi e rendicontare in modo trasparente i progressi e i risultati raggiunti.La cornice di riferimento è la legge 36 del 2001, oggi considerata superata, che la Cisl chiede venga rivisitata in chiave moderna con proposte che mirano a governare la transizione produttiva attraverso investimenti, formazione, digitalizzazione e un forte coinvolgimento istituzionale. La sfida si fa politica: in un momento di passaggio da modelli industriali intensivi e lineari a sistemi sostenibili e circolari diventa fondamentale, per il sindacato guidato dal segretario Enrico Coppotelli, accompagnare la transizione produttiva per non subirla, mettendo il lavoratore al centro dell'agenda politica.
Gli investimenti che sta facendo attualmente la Regione sono di due tipi, uno incentrato sulla programmazione europea, l'altro in previsione dei 100 milioni destinati al Consorzio unico industriale che puntano su innovazione, ricerca e sviluppo. Qual è la vostra proposta?
Abbiamo detto alla vicepresidente Angelilli che questi fondi fanno bene alle imprese ma vorremmo anche capire, ovvero monitorare, quali saranno le ricadute occupazionali per evitare che in una fase in cui sono stati stanziati fondi importanti, le aziende possano decidere di investire risorse che poi non generano occupazione, oppure dotarsi di strumentazione che possa ridurre la forza lavoro.
Venendo al settore ceramico: costi elevati dell'energia, impatto dell'Ets, competizione internazionale con prodotti low cost. Ma anche carenza di profili specializzati e perdita di appeal verso il lavoro in fabbrica. Queste sono le criticità da voi individuate nel comparto ceramico di Civita Castellana, quali sono gli obiettivi strategici?
Il comparto della ceramica sanitaria è un fiore all'occhiello di questa provincia, con le sue 30 aziende e un fatturato stimato di circa 350 milioni l'anno, da lavoro a oltre 2mila addetti, alimentando anche un indotto importante. Oggi purtroppo l'instabilità politica e l'aggressività dei mercati esteri sta producendo effetti negativi sul settore. Nel nostro report chiediamo alla regione Lazio di attivarsi per rafforzare competitività e attrattività, potenziare investimenti su innovazione, sostenibilità e digitalizzazione; spingere sul marketing territoriale e garantire formazione specialistica, guidare la transizione ecologica e l'economia circolare.
Quindi cosa proponete?
Sicuramente la promozione a livello internazionale attraverso fiere (come il Cersaie) e campagne su qualità e made in Italy. Ma anche la creazione di reti di impresa e hub innovazione con cabina di regia Regione, partenariati con altri distretti europei, formazione e creazione di spazi espositivi e Dmo tra Regione, Comuni e associazioni
Più volte è stato ribadito che il sistema Ets si è dimostrato incapace di accompagnare il processo di decarbonizzazione, e le imprese ceramiche stanno pagando a caro prezzo a livello di extra-costi. Secondo lei il sistema Ets va rivisto?
Certamente si. Non possiamo immaginare di continuare a comprimere la produzione della ceramica con norme che poco hanno a che fare con l'attuale stato dei fatti. La normativa europea è troppo stringente, eppure nei paesi che oggi producono a basso costo - nostri competitors - non sappiamo che tipo di controlli vengono fatti sui prodotti e sulla manodopera. Non c'è sostenibilità economica né sociale. La produzione di tessile e automotive si è spostata verso l'Asia, la ceramica riesce ancora a coniugare la capacità italiana del made in Italy, ma il rischio è quello di vedere una perdita di competitività. La questione energetica sta diventando impellente. Avere una produzione industriale basata sui costi energetici potrebbe essere una limitazione nel tempo. Serve un investimento nazionale ed europeo per una modernizzazione degli impianti a più basso costo di produzione, questo potrebbe esser il modo di tutelare le imprese per il futuro.
Pensa al nucleare di nuova generazione?
Si, è un progetto che il governo ha già lanciato e non nascondo che la Cisl ha dato un giudizio favorevole sul tema.
Dunque, il distretto della ceramica sta vivendo sfide importanti sul piano della competitività, energetico e ovviamente su quello sociale. Spesso si sente dire che il lavoro del ceramista abbia perso appeal per i giovani. Come giudica questo aspetto?
I giovani di oggi studiano, ma spesso ciò che imparano non trova applicazione nel territorio in cui vivono. Noi crediamo che il territorio non debba essere una gabbia, bensì un’opportunità per scegliere un percorso coerente con gli studi fatti. In questo senso gli ITS rappresentano una porta di accesso concreta al futuro e, nel settore ceramico, potrebbero diventare una grande risorsa per questa provincia.
Recentemente la Femca Cisl ha firmato un integrativo territoriale dopo oltre 20 anni. Secondo lei continuando a firmare contratti integrativi, quindi dando il giusto potere di acquisto ai salari, il lavoro può tornare ad essere attraente e più professionale per i ragazzi?
La contrattazione di secondo livello è il modo piu prossimo di fare sindacato. Dobbiamo premiare la produttività, la partecipazione e l'innovazione per valorizzare il lavoro. Oggi fare l'operaio è faticoso, anche meno remunerativo rispetto ad altri settori. Per questo è importante riconoscere al lavoratore un giusto valore economico, che gli possa garantire serenità e l'opportunità di costruire il proprio futuro lavorando. E credo che sia oggi una cosa che ai giovani va rispiegata. @riproduzione vietata