ANNO 16 n° 47
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Se Alessio Paternesi potesse parlare della sua fontana distrutta a Civita Castellana
Un’ipotetica voce dal passato dell’artista, custode dell’identità civitonica, di fronte a un gesto che ferisce cuore e memoria della comunità

CIVITA CASTELLANA - Se oggi potessimo sentire cosa direbbe Alessio Paternesi davanti alla notizia della distruzione della sua Fontana delle Acque Vergini, probabilmente parlerebbe con tono profondo e appassionato di un rapporto unico e viscerale con la sua città. L’opera, collocata nei giardini davanti al Forte Sangallo e donata dall’artista alla sua comunità come simbolo di bellezza condivisa, non era soltanto una scultura: era un legame materiale e affettivo con Civita Castellana, il luogo delle sue origini e del suo lavoro creativo.

Paternesi, scomparso nel 2023 e considerato uno dei grandi maestri della scultura italiana, ha sempre visto l’arte come strumento di unione tra le persone e strumento di identità collettiva. In più occasioni — come nella cerimonia di intitolazione dell’area antistante il Forte Sangallo a lui dedicata — si raccontava del suo amore per la città: Civita non era solo il luogo in cui era nato, ma era la fonte di ispirazione per il suo lavoro e il cuore delle sue opere.

In un’ipotetica dichiarazione, Paternesi potrebbe aver ricordato che l’arte nasce dalla relazione con le persone e con i luoghi: la Fontana delle Acque Vergini fu concepita come dono alla collettività, un gesto che rispecchiava il suo desiderio di restituire alla città qualcosa di duraturo e significativo. L’avrebbe definita un simbolo di memoria, bellezza e appartenenza — valori che trascendono la materia e che vivono ogni volta che qualcuno la ammirava nei giardini civitonici.

E davanti alla distruzione dell’opera, l’avrebbe forse interpretata come un richiamo alla tutela del patrimonio culturale e alla responsabilità di ogni cittadino nel custodire ciò che appartiene a tutti. Un gesto vandalico non ferisce solo la ceramica o il bronzo, ma tocca la trama di affetti e di significati che un’opera artistica costruisce nell’anima di una comunità.

Paternesi avrebbe probabilmente invitato tutti a guardare oltre la frattura dei pezzi: a cogliere il valore di ciò che l’opera ha rappresentato negli anni per Civita Castellana e a trasformare la ferita in un’occasione di rinnovato impegno collettivo per la bellezza, il rispetto e la cura del patrimonio artistico e umano della città, che era e resta il vero significato della sua arte.




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