ANNO 16 n° 222
Rosa dei viterbesi, Santa di tutti
Negli anni del turismo e dell'internazionalizzazione del Trasporto una Macchina per ritrovare le nostre origini viterbesi

di Fabio Tornatore

VITERBO - “È il mio reset, è un ritorno alle origini di Santa Rosa” così Raffaele Ascenzi racconta Dies Natalis, al terzo trasporto della struttura da lui progettata: un ritorno alla tradizione originale, negli anni dell’internazionalizzazione del floklore viterbese. La Macchina di Santa Rosa si fa patrimonio dell’umanità, la festa viene trasmessa attraverso gli schemi di tutto il mondo, le fotografie, come messaggi subliminali, passano sugli autobus romani per imprimersi nelle menti di passanti provenienti dai confini della terra, e la rete mondializza quello che fino a ieri era custodito dentro le mura della Città dei Papi. “La Macchina di Santa Rosa è fondata sull’amore dei viterbesi per questa santa, una ragazzina morta a 18 anni: attraverso il trasporto dei Facchini ogni viterbese compie questo rito ogni 3 settembre” racconta Ascenzi “è il bisogno che hanno gli abitanti della città di mantenere questo rapporto, che si fonda sul culto per Santa Rosa, che non è solo una tradizione religiosa ma anche culturale. Ricordo quando da bambino mio padre mi portava sulle spalle per vedere la Macchina passare sopra i tetti dei palazzi, poi sono diventato un uomo, io stesso Facchino, mio padre non c’era più e ho portato io i miei figli a vedere il trasporto: questo è il 3 settembre e Santa Rosa, per me come per ogni viterbese, e questo è ciò che mi accompagnerà per tutta la vita”. Un ritorno alla tradizione, dunque, per questa macchina voluta da Raffaele Ascenzi, accompagnata da una riscoperta delle fondamenta del Trasporto, quando i turisti invadono piazza San Sisto e la festa si fa mondiale, una costruzione esibita a viterbesi e turisti, con visite guidate attraverso i luoghi segnati dal passaggio di Rosina: “tutto quello che c’è prima, come le immagini del montaggio, è giusto che ci sia e che venga conosciuto, che diventi patrimonio del mondo, ma il trasporto per ogni viterbese è solo il 3 settembre. Negli ultimi decenni la Macchina aveva preso una direzione verso la scultura e meno una forma legata alla storia, come tutte le Macchine fino a metà del ‘900, da quel primo trasporto. È una struttura che ricorda il perché del trasporto, nel momento della festa ricorda sì la morte della Santa, ma anche la sua rinascita al cielo, con la statua messa al centro, non sopra la struttura, come per 85 modelli precedenti, ecco il perché di Dies Natalis. Questo è il progetto della mia maturità, elaborato dopo 50 anni di riflessione come viterbese”.




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