


VITERBO – Il conto alla rovescia verso il 1° settembre è iniziato e dietro la magia della Mini Macchina di Santa Rosa c’è un lavoro che non si ferma mai. Un percorso lungo dodici mesi fatto di programmazione, organizzazione, passione e soprattutto di una grande squadra. A raccontarlo è Gianni Baiocco, presidente del Comitato della Mini Macchina del Centro Storico, che ripercorre il cammino che accompagna bambini, famiglie e volontari fino al giorno del trasporto.
“Il lavoro, in realtà, dura tutto l’anno – spiega Baiocco –. Subito dopo il trasporto iniziamo già a programmare l’edizione successiva. In prima battuta c’è il lavoro del gruppo direttivo, una vera cabina di regia senza la quale sarebbe impossibile organizzare e pianificare ogni singola attività. A questa si affiancano poi tutti i soci, che rappresentano la parte più pratica e operativa del nostro impegno”.
Una macchina organizzativa complessa, che oggi coinvolge diverse realtà. Il Comitato, infatti, non si occupa soltanto della Mini Macchina del Centro Storico, ma anche del gruppo Sbandieratrici e Musici Città di Viterbo, dei figuranti della Contesa e, recentemente, di un nuovo gruppo di spadaccini.
“Gestire una realtà così articolata significa soprattutto saper distribuire compiti e responsabilità – sottolinea il presidente –. Un altro aspetto fondamentale è la ricerca degli sponsor, un’attività che mi permette di vedere quanto sia forte il legame tra il territorio e questa tradizione. Sono tante le realtà viterbesi che, con discrezione e generosità, sostengono il nostro lavoro”.
La sicurezza e la crescita dei minifacchini al centro del percorso
Dietro il trasporto del 1° settembre non c’è soltanto una preparazione tecnica, ma soprattutto un percorso umano che coinvolge i più piccoli.
“L’aspetto più importante è creare un ambiente sereno ed equilibrato per tutti i membri dell’associazione – racconta Baiocco –. Questo clima positivo cerchiamo di trasmetterlo ai ragazzi durante tutto il mese di agosto: dalle prove al campo Renzo Lucarini alla cena in piazza del Duomo organizzata dal Sodalizio, fino al tradizionale incontro con l’Avis. Sono momenti che aiutano i bambini a comprendere il valore della condivisione e del rispetto reciproco”.
Per il presidente, lo spirito di squadra nasce proprio dalla capacità di sentirsi parte di una famiglia.
“Accogliamo minifacchini provenienti da Paesi diversi e siamo orgogliosi di avere tante bambine e ragazze. Ricopro il ruolo di presidente perché credo profondamente nell’uguaglianza e nelle pari opportunità: dare a tutti le stesse possibilità è il cuore del nostro impegno”.
Una tradizione che guarda al futuro
Il significato di Santa Rosa, per Baiocco, va oltre il ruolo ricoperto all’interno del Comitato.
“L’insegnamento di Santa Rosa è l’amore incondizionato per ogni essere vivente. È attraverso questi valori che cerchiamo di custodire e tramandare una tradizione straordinaria”.
Un messaggio che si rivolge soprattutto alle nuove generazioni chiamate a indossare la divisa da minifacchino.
“Viviamo in un mondo spesso disorientato e vogliamo gettare le basi per il futuro partendo proprio dai più piccoli. Il nostro percorso si racchiude in tre concetti chiave: rispetto, pari opportunità e amore per il prossimo. Ai ragazzi auguro di fare propri questi principi e portarli con sé per tutta la vita”.
La divisa, un giorno, potrà essere riposta nell’armadio, ma l’esperienza resterà impressa nei ricordi.
“I più fortunati entreranno magari nel Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa – conclude Baiocco – ma ciò che spero davvero è che a ciascuno rimanga custodito nel cuore il ricordo di quelle giornate di agosto trascorse insieme, in quel piccolo cortile polveroso. È lì che nasce il vero spirito della Mini Macchina”.
Un viaggio collettivo, dunque, che il presidente ha voluto rappresentare anche attraverso la scelta fotografica: non un’immagine individuale, ma una foto con gli altri membri del Comitato, simbolo di un lavoro condiviso e di una tradizione che vive grazie all’impegno di un’intera comunità.