ANNO 16 n° 229
Parco archeologico di Norchia, le perplessità dell’avvocato Sabato: «Il sì di Vetralla rischia di ridimensionare il progetto»
Le forti discrepanze tra la linea del Comune di Viterbo e la delibera votata dalla Giunta vetrallese

VITERBO / VETRALLA – L'iter per la nascita del Parco archeologico di Norchia segna un nuovo passaggio formale, ma l'impianto complessivo dell'opera solleva più di qualche perplessità negli addetti ai lavori. A tracciare un'analisi critica ed esaminare i possibili limiti della recente delibera approvata dalla Giunta comunale di Vetralla il 7 agosto scorso è Gabriele Sabato, avvocato e docente universitario.

Se da un lato il placet dell'amministrazione vetrallese conferma la centralità del tema nell'agenda politica locale, dall'altro il testo approvato segna un netto cambio di rotta rispetto all'impostazione originaria promossa dal Comune di Viterbo e sostenuta lo scorso giugno. Un'inversione di marcia che, secondo l'analisi di Sabato, rischia di indebolire fortemente l'ambizione del progetto per tre motivi fondamentali.

1. Ridimensionamento delle tutele: sparisce la natura 'naturalistica'

Nel provvedimento approvato a Vetralla sparisce ogni riferimento alla componente 'naturalistica' del parco, inizialmente prevista nella delibera viterbese. La scelta punta a circoscrivere la perimetrazione alle sole aree di stretto interesse archeologico per tutelare le attività agricole, venatorie e produttive circostanti. Una decisione prudente che però, di fatto, ridimensiona la portata dell'intervento, facendolo scivolare da grande parco integrato a semplice intervento difensivo e isolato.

2. Addio al 'parco a rete' tra Viterbo e Vetralla?

Viene meno la prospettiva del 'parco archeologico a rete', che avrebbe dovuto unire in un unico disegno di valorizzazione e gestione i siti di Norchia, Castel d'Asso e Grotta Porcina. Il testo vetrallese si limita a un generico richiamo ai beni del territorio, eliminando i riferimenti ad accordi istituzionali condivisi, risorse e tempistiche certe con Regione e Ministero della Cultura. Si evidenzia così una mancanza di coordinamento e una spaccatura tra le amministrazioni coinvolte.

3. Un mero atto di indirizzo privo di coperture e risorse

La delibera di Vetralla non individua strumenti concreti per l'operatività del parco: manca l'impegno a partecipare a bandi europei o regionali, manca un piano di monitoraggio e si definisce l'atto come un semplice 'indirizzo politico-amministrativo' privo di impegni di spesa. Il rischio è che il provvedimento rimanga una dichiarazione d'intenti priva di reale efficacia pratica.

L'incognita dei vincoli ministeriali

L'avvocato Sabato solleva infine un importante nodo giuridico: sebbene il Comune di Vetralla abbia cercato di rassicurare i proprietari terrieri garantendo che non verranno toccati i fondi privi di reperti accertati, l'articolo 45 del Codice dei Beni Culturali attribuisce alla Soprintendenza la facoltà di imporre vincoli indiretti e immediatamente precettivi sulle aree contigue. Le rassicurazioni locali rischiano quindi di essere superate dalle decisioni del Ministero.

«Il 'sì' di Vetralla è una buona notizia, ma si tratta di un'adesione in scala ridotta e condizionata rispetto alla visione unitaria iniziale – conclude Sabato –. L'auspicio è che le amministrazioni possano riannodare presto i fili di un dialogo sfilacciato per restituire al territorio un grande parco di rilevanza nazionale».




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