


VITERBO - La tutela del lago di Vico richiede interventi coordinati e urgenti, capaci di affrontare le diverse cause del degrado ambientale e di salvaguardare, allo stesso tempo, la salute delle comunità residenti. È questa la posizione dell’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE di Viterbo, che ha elaborato una serie di osservazioni e proposte in riferimento alla Delibera della Giunta regionale del Lazio del 1° ottobre 2026, adottata in recepimento della sentenza del Consiglio di Stato (Sezione IV, n. 3945 del 30 aprile 2024).
Nel documento, l’associazione sottolinea la necessità di passare dalle indicazioni agli interventi concreti, affrontando il deterioramento del bacino attraverso azioni che coinvolgano la gestione delle risorse idriche, il comparto agricolo, la vigilanza sul territorio e il recupero dell’equilibrio ecologico del lago.
Le cause del degrado e i fattori di rischio
Tra i principali elementi indicati da ISDE figurano le pratiche agricole intensive, in particolare l’utilizzo protratto nel tempo di fertilizzanti e fitofarmaci nei noccioleti presenti all’interno della caldera. Secondo l’associazione, l’apporto di nutrienti, soprattutto fosforo e azoto, avrebbe favorito le fioriture del cianobatterio Planktothrix rubescens e di altre specie potenzialmente tossiche.
Tra i fattori da approfondire vengono inoltre segnalati la possibile presenza di scarichi fognari abusivi o non conformi, l’eventuale permanenza di contaminanti riconducibili al dismesso Magazzino Materiali di Difesa NBC di Ronciglione e possibili attività illecite all’interno e nelle vicinanze della Riserva naturale.
Acqua potabile e salute pubblica
Per l’associazione, la priorità deve essere la tutela della salute dei cittadini. ISDE chiede quindi di accelerare il percorso per interrompere definitivamente il prelievo di acqua destinata al consumo umano dal lago di Vico per i Comuni di Ronciglione e Caprarola.
Parallelamente, viene indicata la necessità di attivare fonti idriche alternative, sicure e di buona qualità. In questa direzione, l’associazione sollecita il completamento e la messa in funzione dei nuovi pozzi realizzati nei territori comunali di Caprarola e Ronciglione, accompagnati da controlli costanti sulla qualità dell’acqua destinata agli acquedotti.
La riconversione del comparto agricolo
Un altro capitolo centrale delle proposte riguarda la trasformazione delle pratiche agricole all’interno della caldera. Secondo ISDE, la monocoltura intensiva del nocciolo contribuisce all’apporto di nutrienti responsabili dell’eutrofizzazione del lago. La presenza di terreni mantenuti privi di copertura vegetale, inoltre, favorirebbe l’erosione e il trasporto verso il bacino di suolo e sostanze chimiche, soprattutto in occasione di precipitazioni intense.
L’associazione propone una transizione verso pratiche agroecologiche, a partire dalla copertura permanente del suolo attraverso l’inerbimento degli spazi tra i filari e l’impiego di pacciamatura o trinciatura nel sottofila, evitando il diserbo chimico. Tra le indicazioni figurano anche l’utilizzo di colture di sovescio, la realizzazione di sistemi per contrastare l’erosione, come canalette e vasche di sedimentazione, e l’introduzione di fasce vegetate tra le coltivazioni e le rive.
Sul fronte della concimazione, ISDE suggerisce analisi periodiche del terreno e delle foglie, una distribuzione controllata dei nutrienti e il ricorso a concimi organici a lento rilascio. Viene inoltre proposta una riduzione dei fitofarmaci attraverso sistemi di difesa integrata, monitoraggio delle colture e macchinari dotati di dispositivi antideriva. La conversione biologica dovrebbe partire, secondo l’associazione, dai terreni più vicini alle sponde del lago.
A queste misure si aggiunge la proposta di organizzare incontri periodici con gli agricoltori del Viterbese che già adottano metodi di produzione basati sull’agroecologia, così da favorire il confronto e la diffusione di pratiche sostenibili.
Più controlli e monitoraggio costante del territorio
Il risanamento del bacino, prosegue ISDE, deve essere accompagnato da un sistema continuativo di sorveglianza e controllo. Tra le proposte figurano un nuovo censimento degli scarichi civili presenti nella caldera, la verifica dei collegamenti alla rete fognaria e la realizzazione, dove necessario, di infrastrutture adeguate, con separazione delle acque nere da quelle piovane. Per le abitazioni isolate viene suggerita l'installazione di impianti di fitodepurazione.
L’associazione chiede inoltre di intensificare i controlli sulle possibili attività illecite nella Riserva naturale e di mantenere un monitoraggio ambientale del sottosuolo nell’area dell’ex sito militare NBC di Ronciglione.
Tra le ulteriori misure indicate ci sono l’aggiornamento del censimento dei pozzi presenti nella caldera, con la rilevazione dei quantitativi medi di acqua emunti durante l’anno, e l’introduzione di sistemi digitali per controllare in tempo reale il livello del lago e gestire a distanza le paratie dell’emissario Rio Vicano. Viene infine ritenuto indispensabile monitorare con continuità la biodiversità ittica, la flora e la fauna, così da individuare tempestivamente eventuali segnali di sofferenza degli ecosistemi.
Tecnologie e interventi per recuperare l’equilibrio del lago
ISDE propone anche di valutare interventi diretti sullo specchio d’acqua, con l’obiettivo di contrastare l’anossia e accelerare il recupero dei fondali. A questo scopo, l’associazione ritiene opportuno coinvolgere università e politecnici per verificare scientificamente la fattibilità di eventuali progetti pilota.
Tra le ipotesi indicate figurano sistemi di ossigenazione e destratificazione delle acque, finalizzati a contrastare le condizioni che favoriscono la proliferazione dei cianobatteri e il rilascio di sostanze dai sedimenti. Viene inoltre suggerita la valutazione di tecniche per l’inattivazione del fosforo attraverso l’impiego controllato di specifici materiali, come sali di ferro e alluminio o bentonite al lantanio.
Un ulteriore ambito di intervento riguarda l’ingegneria naturalistica, con la protezione e l’estensione dei canneti e della vegetazione ripariale, importanti per trattenere e assorbire parte dei nutrienti che raggiungono il lago.
«Nessun ulteriore ritardo»: la richiesta di un portale pubblico
Nelle conclusioni, l’associazione evidenzia che il ripristino dell’ecosistema del lago di Vico potrà essere raggiunto soltanto attraverso un insieme coordinato di interventi su acque, terreni e biodiversità, con il coinvolgimento delle competenze scientifiche presenti a livello locale, regionale e nazionale.
ISDE sollecita quindi l’avvio tempestivo delle azioni indicate, sottolineando che ulteriori ritardi rischiano di aggravare i costi ambientali ed economici per la collettività. Tra le proposte figura anche la creazione di un portale pubblico online nel quale rendere periodicamente disponibili i dati sul monitoraggio delle acque, lo stato di avanzamento dei nuovi pozzi, gli obiettivi raggiunti e gli esiti dei controlli ambientali.
Uno strumento che, secondo l’associazione, potrebbe favorire la trasparenza e la partecipazione di cittadini, categorie e realtà associative al percorso di risanamento. ISDE Viterbo conferma infine la propria disponibilità a mettere a disposizione le competenze scientifiche dell’associazione per contribuire alla tutela del lago e al recupero del suo valore ambientale, paesaggistico e di risorsa idrica per il territorio.