

VITERBO - La complessa vicenda giudiziaria legata all'appalto per il servizio di igiene urbana nei comuni del viterbese segna un nuovo, inaspettato capitolo. Il Tar del Lazio, chiamato a pronunciarsi sulla regolarità della gara d'appalto, ha emesso una sentenza di difetto di giurisdizione, stabilendo che la competenza a decidere sulla controversia non spetta alla giustizia amministrativa, bensì al giudice ordinario.
Al centro del contendere vi sono le procedure di affidamento di un servizio essenziale per il territorio. Spesso, in queste dinamiche, il confine tra la fase pubblicistica (la gara vera e propria) e quella privatistica (l'esecuzione del contratto o le contestazioni su diritti soggettivi) diventa sottile.
Nel caso specifico, i magistrati amministrativi hanno ritenuto che l'oggetto del ricorso non riguardasse vizi di legittimità degli atti di gara, ma questioni che ricadono nella sfera del diritto civile.
Secondo il tribunale amministrativo, una volta esaurita la fase di evidenza pubblica, le contestazioni che sorgono in merito ai rapporti tra ente pubblico e impresa privata devono essere valutate dal tribunale civile.
Natura del contenzioso: La decisione suggerisce che la disputa riguardi posizioni giuridiche di 'diritto soggettivo' piuttosto che di 'interesse legittimo'.
Conseguenze procedurali: Questo 'stop' non annulla le ragioni delle parti, ma impone un cambio di sede. I ricorrenti dovranno ora riassumere la causa davanti alla magistratura ordinaria per ottenere una decisione nel merito.
Questa transizione legale potrebbe comportare un allungamento dei tempi tecnici per arrivare a una soluzione definitiva. Per i cittadini dei comuni interessati, la priorità resta la continuità e l'efficienza del servizio di raccolta rifiuti, che non dovrebbe subire interruzioni nonostante il 'trasloco' dei faldoni processuali da un tribunale all'altro.
La palla passa ora agli uffici legali delle aziende coinvolte e delle amministrazioni comunali, che dovranno valutare se impugnare la decisione del Tar davanti al Consiglio di Stato o procedere direttamente in sede civile.