

VITERBO – Elicotteri in formazione sopra i tetti della città, il rumore delle pale a rompere il silenzio di piazza San Lorenzo e decine di baschi azzurri schierati nel cuore del centro storico. Così Viterbo ha celebrato il 75esimo anniversario dell’Aviazione dell’Esercito, con una cerimonia che ha trasformato per una mattinata il quartiere medievale nel simbolo del legame tra la città e l’AVES.

Il sorvolo sulla città
Alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, cittadini e militari si sono ritrovati davanti alla cattedrale per celebrare una delle realtà più rappresentative dell’Esercito italiano, nata e cresciuta proprio all’ombra dei Cimini. A catturare l’attenzione di residenti e curiosi è stato soprattutto il passaggio degli elicotteri dell’Aviazione dell’Esercito, che hanno sorvolato il centro storico in formazione salutando la città.

Una mattinata all’insegna del basco blu, della divisa verde e degli anfibi neri, simboli che da 75 anni accompagnano uomini e donne dell’AVES nelle missioni in Italia e all’estero.
Le parole del generale Annigliato
“Non è soltanto una ricorrenza, ma memoria viva”. Ad aprire la cerimonia è stato il Generale di Divisione Salvatore Annigliato, che ha ricordato come l’Aviazione dell’Esercito abbia attraversato decenni di storia senza perdere il proprio spirito: “Da 75 anni guardiamo il cielo non come un limite, ma come un’opportunità”.

Un passaggio particolarmente sentito è stato quello dedicato alla città dei papi: “Viterbo non è soltanto un luogo, è radice, è casa. Qui si sono formati caratteri, condivisi sacrifici e speranze”. Il comandante ha poi ricordato il lavoro svolto dall’AVES durante emergenze, terremoti e missioni operative: “Ovunque abbiamo portato non solo tecnologia e capacità operative, ma umanità”.
Il ricordo delle missioni
A intervenire anche il generale di Corpo d’Armata Lorenzo D'Addario, che ha riportato il ricordo alle missioni vissute al fianco dei “Baschi Azzurri”.

“Per chi era a terra sentire arrivare un elicottero significava sapere che qualcuno stava venendo a prenderti, a salvarti”, ha raccontato, ricordando il supporto ricevuto nei teatri operativi e durante le emergenze umanitarie. Un intervento che ha voluto mettere al centro non soltanto i piloti, ma tutto il personale che ogni giorno rende possibile il lavoro dell’Aviazione dell’Esercito, insieme alle loro famiglie che, pur non prestando giuramento, sono chiamate quotidianamente a sostenere, e alle volte sopportare, mariti e mogli in divisa.