ANNO 16 n° 162
Ceramica, tiene il fatturato ma calano produzione e investimenti
Ieri incontro a Sassuolo per analisi congiunturale. Ciarrocchi: 'L'Ue ci ascolti, senza revisione Ets non c'č futuro per il nostro settore'

 

 

CIVITA CASTELLANA - Mentre a Bruxelles si discute sulla proposta di revisione dell’Ets per definire i parametri di riferimento sulle quote di emissione per il periodo 2026-2030, a Sassuolo si tirano le somme sull'andamento produttivo ed economico dell'anno 2025 riferito al settore della ceramica. Nello specifico, la ceramica sanitaria del distretto di Civita Castellana, che da lavoro a oltre 2mila addetti su 28 aziende ha registrato anche lo scorso anno una flessione in termini di produzione e vendite. Nel 2025 sono stati prodotti 3,1 milioni di pezzi (in flessione del 2,6%), con un fatturato di 415 milioni di euro, in linea con l'anno precedente. In calo anche le vendite totali che hanno registrato una flessione dell'1,2% con 3,3 milioni di pezzi. Nel contesto internazionale, tiene ancora bene l'export che si attesta al 40% del totale con vendite sui diversi mercati per circa 165 milioni di euro.

Secondo i dati ufficiali di commercio estero forniti da Eurostat, nel 2025 le esportazioni in peso sono in aumento (+2,9%) rispetto all’anno 2024. Tradotto in valore assoluto significa quindi che nel 2025 sono stati esportati prodotti pari a un peso complessivo di oltre 33.000 tonnellate e importate oltre 89.000 tonnellate, in aumento del +5,4% rispetto al 2024 (da Cina e Bulgaria in primis). Nell'area europea restano la Germania, la Francia e il Regno Unito i mercati dove si esporta di più, mentre extra-Ue resistono i mercati americani e russi.

Come spiegato dal presidente Augusto Ciarrocchi, il caro energia e le quote Ets rimangono i principali nodi da risolvere per risollevare la produzione industriale senza schiacciare a morte le aziende: 'In soli due anni - ha spiegato - il nostro settore ha ridotto gli investimenti di 150 milioni di euro, l'equivalente delle risorse che le imprese pagano per la quota Ets a tutto vantaggio della speculazione finanziaria. Il quadro che emerge di grande preoccupazione per il presente è che si continua a difendere i volumi solo a condizione di sacrificare i prezzi medi a causa dell'elevata concorrenza internazionale, caratterizzata da dumping economico, ambientale e sociale; riduciamo gli investimenti perché si contrae la marginalità della gestione corrente, erosa dal costante aumento dei costi. Infine, le attuali regole del sistema Ets per il periodo 2026-2030 fanno passare gli oneri da circa 70 a 120 milioni di euro all'anno'

'In previsione della revisione complessiva della commissione europea che ci sarà a luglio - ha affermato infine Ciarrocchi - in occasione della recente consultazione pubblica abbiamo mostrato i dati e le osservazioni insieme ai sindacati, alle istituzione e all'università Bicocca di Milano, alla quale abbiamo commissionato uno studio di valutazione sull'efficacia degli Ets che ha dimostrato la loro inefficacia in termini ambientali e di transizione climatica a danno di chi produce. Il nostro settore resta favorevole all'apertura dei mercati, occorre tuttavia un rafforzamento degli strumenti di difesa commerciale come antidumping e antisussidi, o alla dotazione dell'obbligo di dichiarazione di origine dei prodotti'




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