ANNO 9 n° 293
Mercatone Uno: spunta l'ipotesi di
una cordata di fornitori e dipendenti
Domani iniziativa in piazza a Monterosi dei lavoratori. Lunedì il presidio
31/05/2019 - 01:10

 

di Liliana Scaffa

MONTEROSI - ''La chiusura dei cinquantacinque punti vendita della catena Mercatone Uno è ormai da giorni in prima pagina sulle maggiori testate nazionali. Eppure ad oggi nessuna risposta è arrivata per noi dipendenti. Ancora nulla che ci faccia intravedere un barlume di luce in questa situazione buia''. A parlare è la rappresentante sindacale del punto vendita di Monterosi, Ombretta De Vivo della Ugl.

Ieri doveva essere una giornata di svolta. Una giornata che doveva dare qualche risposta ai 1860 dipendenti della catena che, lo ricordiamo, venerdì scorso avevano scoperto attraverso la pubblicazione di un post su Facebook, che l’azienda aveva dichiarato fallimento e che loro erano tutti senza più un lavoro.

Nell’incontro di ieri a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo, si sperava in un accordo. ''L’idea che era stata avanzata è che si potesse creare una cordata tra fornitori e dipendenti che permettesse la riapertura delle attività – spiega la De Vivo – ma il legale dei fornitori non si fida e vuole attendere la scadenza degli amministratori delegati in carica prima di poter prendere qualunque decisione''.

La situazione su questa vicenda d’altronde svela caratteri torbidi, al punto che la diffidenza rispetto a qualunque azione ormai è al limite.

Il Mercatone Uno da anni era in crisi ed era stato commissariato. Il primo fallimento era avvenuto 4 anni fa. Avevano seguito due aste deserte, poi la terza e ultima, quella dello scorso agosto, alla quale questa volta si era presentato un acquirente: la società Shernon Holding, con sede fiscale a Malta, ad un indirizzo, si scoprirà solo qualche giorno fa, dove non c’è un bel nulla. Non solo. ''L’amministratore delegato della Shernon, Valdero Rigoni - è stato ricordato in udienza in questi giorni - era tuttavia già stato amministratore di una società dichiarata fallita da parte del Tribunale di Vicenza nel 2014''.

Sembra la trama di un film, pensata accuratamente da un audace regista, eppure il dramma delle scatole cinesi è accaduto per davvero, e a trovarsi coinvolti ci sono migliaia di persone. Perché oltre ai dipendenti senza più un lavoro, la truffa si estende a centinaia di fornitori e, soprattutto, migliaia di clienti che avevano versato acconti per l’acquisto dei propri mobili. Le cifre sono da capogiro. Si parla di oltre 3,8 milioni di euro di acconti versati. 95 milioni di perdite solo con la Sharnon.

Ma è possibile che nessuno sapesse nulla? Possibile che nonostante il trascorso dell’amministratore delegato, con un fallimento societario alle spalle, nessuno abbia indagato sulla questione, lasciando migliaia di persone in balia del tracollo di un’azienda?

La realtà è probabilmente questa. E gli otto avvisi di garanzia partiti all’inizio di questa bufera cercheranno di indagare sulle responsabilità. Ma cosa accadrà nelle prossime ore? Nei prossimi giorni?

''Il nostro timore – ci racconta uno dei 44 dipendenti del Mercatone Uno di Monterosi - è che si spengano i riflettori su questa vicenda e che di nuovo tutto sarà gestito pessimamente. Non ci è stata data nessuna garanzia, nessuna scadenza. Sappiamo solo che per adesso le attività non riapriranno. Non sappiamo quando partirà la cassa integrazione, non sappiamo se riavremo il nostro lavoro. Non sappiamo un bel nulla. Da un giorno all’altro abbiamo trovato i cancelli chiusi e nessuna spiegazione''.

Domani mattina, sabato, il gruppo di dipendenti di Monterosi si farà sentire nella piazza del paese dalle 10,30 alle 12,30. Lunedì invece, scatterà il presidio sotto al punto vendita.

La questione sembra infatti serbare ancora cattive sorprese. Il supermercato a fianco del Mercatone Uno, affittuario di parte dell’immobile di quest’ultimo, rischia infatti di subire l’interruzione di tutte le utenze a causa della chiusura del Mercatone. Si tratterebbe di un ennesimo dramma, che andrebbe a incidere sulla perdita di ulteriori posti di lavoro sul territorio locale.

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