ANNO 8 n° 352
''Liberi dalla dittatura dell'ignoranza''
Viterbonews24 propone ai suoi lettori gli articoli vincitori del premio ''A. Vismara'': il secondo classificato è della studentessa Sara Preite del liceo ''Santa Rosa''
13/06/2018 - 07:27

VITERBO – Gli insegnamenti del professore, giornalista e storico Alessandro Vismara non sono stati dimenticati. A dimostrarlo l’impegno e la bravura degli studenti del Liceo delle scienze umane e Liceo musicale ''Santa Rosa da Viterbo'' di cui Vismara è stato per anni docente e vice preside. A lui è dedicato, da oltre 30 anni, un concorso di articoli giornalistici che quest’anno ha visto la partecipazione di 20 studenti. Ognuno di loro ha redatto un articolo di giornale seguendo il tema proposto per questa edizione dalla commissione giudicatrice: ''La libertà di informazione''.

Viterbonews24 ha deciso di dare spazio agli articoli migliori che, lo scorso 26 maggio, hanno ricevuto i primi tre premi al concorso intitolato al professor Vismara. Quello che segue è l’elaborato di Sara Preite, classe 5° AE, che ha ottenuto il secondo posto.

''Liberi dalla dittatura dell’ignoranza!''

Dalla dittatura fascista alla schiavitù dell’ignoranza, per giungere verso un mondo in cui l’amore per l’informazione, l’istruzione e la cultura faranno da collante sociale.

Parlare, leggere e scrivere sono gesti quotidiani che da circa settant’anni noi cittadini italiani compiamo senza neanche più badarci troppo. Dico settant’anni perché sono proprio questi gli anni che ci separano da quel 1° gennaio 1948 in cui entrò in vigore la Costituzione italiana. In quella giornata 556 membri dell’assemblea costituente posero nelle mani del popolo italiano 139 articoli carichi di valori e principi fondamentali. Fino alla seconda guerra mondiale i cittadini italiani, stretti sotto la morsa della dittatura nazifascista, hanno visto l’espropriazione di tutte le loro libertà fondamentali. Negare ad un popolo la libertà di pensiero, parola e stampa, veicolare l’insegnamento e tutte le fonti di informazione verso un’ideologia dittatoriale significa ridurre cittadini in una massa sterile di individui.

Sono ormai relativamente molti gli anni che separano dalla nostra epoca da quel periodo drammatico che non ha coinvolto solo l’Italia ma anche tutto resto del mondo. Anni ricchi di rivolte, diritti guadagnati, valori acquisiti e obiettivi conseguiti. Eppure oggi mi sento di dover intervenire, in tono molto aspro, sull’accesso dibattito che vede come protagonista la libertà di informazione sempre più spesso negata a noi giornalisti. Anzi mi devo correggere su quanto appena detto, perché ogni misura intimidatoria o repressiva riservata ai giornalisti non lede solamente un nostro inviolabile diritto, quale la libertà di espressione, ma danneggia anche il vostro diritto ad essere informati, a conoscere, a ragionare in piena autonomia. Dietro a quelle che potrebbero sembrare semplici azioni abituali del nostro vivere quotidiano come leggere una pagina di giornale, guardare un telegiornale, ascoltare una trasmissione di attualità sono convinto che si celi un insaziabile fame di cultura.

Costruire un pensiero critico, attraverso l’informazione e l’istruzione, non arricchisce soltanto il curriculum ma costruisce la più importante arma di difesa che si può avere contro l’ignoranza e la superficialità. Se un tempo si usavano pistole, fucili o addirittura bombe per difendersi dal nemico posto al di là del confine, ora siamo stati capovoltati in una realtà in cui non solo non esistono più confini, ma viene meno anche il concetto di nemico inteso come persona fisica da cui difenderci. E allora, in questo mutato scenario, vi verrà da chiedervi: chi è il vero antagonista dei nostri giorni? E come ci si può proteggere da qualcosa che neanche si conosce?

Domande del tutto lecite, a cui non è facile dare una risposta perché in fondo una risposta univoca e valida per tutti non c’è. Come assunto di partenza però si può affermare che uno dei mali virali che affligge sempre di più la nostra società è l’ignoranza. No, non intendo la mancanza di capacità di saper leggere e scrivere; mi riferisco ad un’ignoranza intesa come superficialità del conoscere, omologazione alle idee e ai giudizi dettati dalla società, pigrizia nell’imparare nuovi concetti, impoverimento del bagaglio culturale, scarsa elasticità mentale e così via.

Perciò come risposta alle persone che si chiedono da chi devono difendersi mi verrebbe da dire: da noi stessi, si proprio da noi, noi generazione del presente che ci auto-leghiamo le mani; ci facciamo intrappolare, distolti da agi e comodità, in un sistema di stereotipi in cui la parola dettata dal gregge diventa parola degna di venerazione. Quanto è più comodo rimanere seduti sulla nostra poltrona di presunzione, aprire un social network e assimilare come vero tutto ciò che leggiamo piuttosto che rapportarsi con il mondo esterno?!

In fondo la vita di molti si è ridotta perlopiù ad una routine che vede l’alternarsi di ore di lavoro o scuola, disbrighi burocratici, sempre più rari momenti passati in famiglia e quell’oretta della giornata rimasta trascorsa in palestra, in quanto la cura del corpo ha di gran lunga declassato la cura della mente.

Miei cari lettori, però, dovete ricordarvi che esistono altre persone che hanno rifiutato quel genere di routine che voi chiamate vita (chissà con quale coraggio!). Ci sono individui che ogni mattina si svegliano con in testa dei perché e improntano le loro giornate alla ricerca di una risposta a quei perché. Queste persone sono comunemente chiamati giornalisti, ma a me verrebbe da chiamarli ''alieni'' del sistema perché non hanno niente a che fare con la massa sterile che abita la nostra società, loro vengono da un altro pianeta in cui è stata sconfitta la dittatura dell’ignoranza.

Gente che combatte per far sì che tutto il mondo costruisca il suo scudo culturale di difesa, persone che attraversano continenti, si recano in posti lontani abitati da popolazioni culturalmente diverse dalla nostra per trasmettergli informazione e cultura; affinché ogni popolo possa avere dietro le spalle una Costituzione che li tuteli, riconoscendogli e garantendogli i diritti fondamentali come l’inviolabilità della libertà personale sancito dalla nostra carta costituzionale nell’articolo 13.

È ben presente in molti individui la convinzione che recandosi in posti lontani, improntati su un modello di vita diverso quello occidentale, per condurre un’inchiesta si rischi l’incolumità. Certe volte questa condizione corrisponde al vero, ma molte delle volte no. Come dimostrato dai fatti di cronaca recenti, sono molto pochi i chilometri percorsi dai giornalisti italiani, che sono stati soggetti a pesanti insulti o addirittura a maltrattamenti fisici più o meno gravi. Impedire ad un giornalista o a qualsiasi altra persona di svolgere il proprio lavoro lede quei diritti fondamentali che noi popolo italiano invece di sfoggiare con così tanta fierezza nella vetrina dei nostri traguardi dovremmo rispettare e far rispettare di più.

Il mio appello conclusivo va a tutti quei lettori che riporranno queste mie parole in un angolo della loro giornata. Cari giovani, donne, adulti e anziani distogliete gli occhi dei vostri cellulari, cercate di sgretolare il muro delle vostre convinzioni, informatevi, leggete, scrivete confrontatevi tra di voi, amate la cultura perché è e sarà sempre la più grande alleata che avrete nella vita. Io vi aspetto nel pianeta degli ''alieni'' dove proprio oggi si festeggia la sconfitta dell’ignoranza e della superficialità.

Sara Preite, classe 5° AE





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