ANNO 9 n° 266
Le opere della Raggi al Castello di Santa Severa
La Notte delle Candele in Polvere porta l'arte nella roccaforte
09/07/2019 - 12:53

SANTA SEVERA – Nei 3 giorni della Notte delle Candele in Polvere di Santa Severa, terminati domenica 7 luglio, molti artisti hanno reso magica l’atmosfera del Castello, ricreando un mondo surreale e fiabesco. Artisti di strada, musicanti e mostre d’arte, hanno colorato la nota fortezza romana, tra cui l’esposizione di Daniela Raggi, Nudo Nessuno Centomila, un chiaro riferimento all’opera di Luigi Pirandello e come i personaggi del romanzo, vivono profonde crisi di identità: un’identità complessa, che si moltiplica in infinite maschere, producendo un senso di spaesamento e di precarietà esistenziale. Il soggetto, alleggerito dei propri tratti somatici, assume un’identità misteriosa, sfuggente, caleidoscopica.

Le opere sono, per così dire, “da riempire”, come se questa voluta incompletezzafosse una ribellione nei confronti delle identità e delle etichette che ciascuno di noi è solito attribuire all’altro. Raggi, attraverso i propri dipinti, propone una soluzione positiva al problema esistenziale, una soluzione geniale nella sua semplicità.

Le tele possono essere lette come “OPERA APERTA”: un’opera in cui non esistono dogmi ed etichette, ma che invitano lo spettatore a partecipare alla ricostruzione individuale di ciascun personaggio attraverso il proprio stato emotivo, la propria storia personale, il proprio percorso.

Ecco dunque che la tela si trasforma in un particolare specchio in cui restano nettii contorni dei personaggi, ma viene taciuta l’essenza delle emozioni umane: la mimica facciale, propria del linguaggio non verbale, è volontariamente, parzialmente o totalmente omessa dall’artista.

I messaggi delle tele della pittrice sono molteplici: il più profondo è l’intento di voler andare oltre la “maschera” perché possa emergere, attraverso la riflessione, ciò che si cela dietro l’immediatezza di un volto. Le opere assumono, in quest’ottica, un profondo significato interrogativo che scaturisce dal dialogo intimo tra il protagonista e la propria immagine. La pittrice, al contrario, resta in disparte e prende corpo la sua idea di instillare nel fruitore dell’opera un’attenta riflessione sul limite umano della capacità di comprensione dei propri simili.

Mettere a nudo un corpo richiede capacità di osservazione e abilità pittoriche notevoli; mettere a nudo un’anima è una missione impossibile. Osservando le opere di Raggi, ci si sente spaesati: l’osservatore avverte l’irreperibilità di quegli elementi che costituiscono il porto sicuro per fermarsi alle apparenze. Questo è, appunto, il senso delle opere: le apparenze non “appaiono” e la ricerca della verità diventa una missione individuale, in cui la relatività resta l’unica certezza.

Daniela raggi è una pittrice e storica dell’arte che ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, laureandosi nel 2006. Attratta fin dai primi anni dal nudo femminile, ne indaga la forma e le armonie, cercando di racchiudere all’interno della rappresentazione la forza, le passioni e le fragilità emotive. Dopo gli studi, ha l’opportunità di esporre le sue opere in diverse mostre, collettive e personali, nelle città di Bologna, Ancona e Pesaro. Tornata a Viterbo, città in cui vive, continua a dedicarsi alla pittura, sempre con particolare attenzione al nudo femminile. Lo studio della fisicità diventa ricerca artistica, estetica e personale, in cui l’avvicinamento alla conoscenza del corpo si tramuta in sentimento profondo di avvicinamento all’universo femminile.

Nel 2018, l’occasione di una mostra collettiva a Barcellona, le offre l’opportunità di rivoluzionare il suo stile. E’ ancora una volta il corpo umano il protagonista delle sue opere, ma sotto una luce diversa. Traendo ispirazione dal linguaggio della Pop Art, mette da parte il nudo e il bianco e nero per immergersi nel racconto del colore: i personaggi dei suoi quadri, spogliati dei tratti del volto, vengono astratti in un mondo coloratissimo e giocoso, in cui è il “non finito” dell’opera a suscitare emozioni ed interrogativi nello spettatore.






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