ANNO 9 n° 349
La riforma del catasto
07/05/2014 - 10:02
di Fabio Olivieri

Si parla di riformare il catasto già dai primi anni 2000 ma ormai è divenuta una necessità se si vuole ottenere una più equa tassazione degli immobili, come tutte le parti politiche professano.

Le disparità sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto nel settore residenziale.

Non è insolito, infatti, soprattutto nelle Città, trovare un appartamento, in zona di pregio, con una rendita catastale (e quindi una base imponibile ai fini del calcolo delle imposte) inferiore a quella di un altro appartamento simile ubicato però in periferia. Oppure un’abitazione di 70/80 mq con un valore catastale inferiore ad una di 40/50 mq.

La riforma, almeno per il versante delle abitazioni, dovrebbe consistere proprio nella riduzione di queste disparità, prevedendo, innanzitutto, la divisione dei territori comunali in micro zone al fine di poter attribuire dei valori in funzione della zona, ed inserendo un tipo di calcolo basato non più sul “vano catastale” ma su un parametro più democratico come il “metro quadro”. Verranno poi applicati anche dei correttivi in base all’anno di costruzione, piano, etc. per una maggiore rispondenza alla realtà.

Con molta probabilità poi scompariranno le categorie catastali come A/1, A/2, A/3, A/4, etc e verranno sostituite con R/1, R/2 ed R/3

Si vocifera comunque che siano necessari almeno 5 anni per l’attuazione della riforma. Per cui c’è tutto il tempo per cambiamenti, ripensamenti, etc





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