ANNO 10 n° 23
Domani la protesta di autisti, infermieri e barellieri: in 97 rischiano il posto
Servizio di emergenza 118 su strada: i lavoratori chiedono alla Regione di bloccare la delibera che apre alle onlus
14/01/2020 - 06:59

VITERBO - Volontari al posto dei lavoratori nel servizio di emergenza 118 su strada: in provincia di Viterbo sono 97 le persone che rischiano di perdere il posto per una delibera approvata dall'Ares a dicembre. Tutti dipendenti di ditte private che finora hanno svolto il servizio in appalto per conto della Regione. ''Aziende – sottolinea uno di questi lavoratori – che hanno sempre pagato puntualmente gli stipendi''.

Ieri si è svolto un incontro tra il direttore del'Ares e i rappresentati delle ''divise rosse'', ma il confronto tra le parti non ha avuto esiti positivi. Mentre in serata si è parlato di una possibile marcia indietro da parte della Regione, voci che tuttavia non hanno trovato conferme ufficiali. Per domani mattina, invece, è prevista una manifestazione di protesta in via Cristoforo Colombo, a Roma.

Tutti contro la delibera approvata a fine anno da Ares, l’azienda regionale del settore, che apre l'assegnazione delle postazioni del 118 alle associazioni di volontariato. Più a monte una sentenza della Corrte di Giustizia Europea usata, dicono i lavoratori, come pretesto per ridurre i costi del servizio. ''Se La Regione non torna sui suoi passi non ci rimane altro che aspettare e vedere quanti di noi – padri di famiglia, gente che svolge questo lavoro anche da più di 20 anni - finirà a spasso'', racconta sempre lo stesso operatore.

Le postazioni nella Tuscia sono otto. Si trovano a Viterbo, Vetralla, Tuscania, Canino, Civitella d’Agliano, Bolsena, Orte e Civita Castellana. Su ognuna vengono svolti 4 turni al giorno, tranne a Tuscania dove i turni sono due. Per ogni turno ci sono tre persone in servizio: un autista, un infermiere e, ad aeccezione di Viterbo, un soccorritore. Poi ci sono otto persone per l’automedica e altre due o tre che fanno da jolly. Più o meno cento persone in tutto, come detto.

''Infermieri a parte le onlus non saranno obbligate ad assumere personale per questo tipo di servizio, per cui si avvarranno di volontari semplici. Ovviamente, non abbiamo niente contro il volontariato. Quasi tutti noi proveniamo da queste realtà. Ma chiunque può capire che c’è una differenza tra un operatore professionale del soccorso che svolge questo lavoro tutti i giorni e invece un impiegato, un macellaio o uno studente che si possono dedicare a questa attività solo nel tempo libero. Siamo i primi che intervengono in situazione molto complesse da gestire, per estrarre una persona da una macchina dopo un incidente serve un’esperienza che non si acquisisce solo tramite i corsi''.

Per questi lavoratori era stato promosso dalla Regione anche un percorso di internalizzazione, che però al momento non sembra aver dato i frutti sperati. Anzi, l’opposto. I lavoratori parlano di criteri discriminatori quando si è presentata l’occasione di un concorso: ''Per quello da autista – riferiscono – il bando prevedeva cinque anni di esperienza, senza specificare in quale settore, Per cui anche l’autista di camion che trasportano gasolio poteva scavalcarci. Per i barellieri si è deciso di attingere invece alle liste di collocamento; mentre per gli infermieri dalla graduatoria di un concorso fatto all’ospedale Sant’Andrea, per cui se qualcuno ha avuto la fortuna di parteciparvi bene, altrimenti niente''.







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