ANNO 9 n° 342
Stupro di gruppo, ''campagna stampa all'insegna di un giustizialismo estremo''
Il consiglio direttivo della camera penale: ''Riprendere i volti dei ragazzi all'uscita dalla questura è un invito al massacro''

Riceviamo e pubblichiamo dal Consiglio Direttivo della Camera Penale di ''Ettore Mangani'' di Viterbo

VITERBO - Il Consiglio Direttivo della Camera Penale 'Ettore Mangani Camilli' di Viterbo, Associazione apolitica ed apartitica, aderente alla Unione delle Camere Penali Italiane, che riunisce i penalisti italiani, nella riunione del 29/4/2019, pur senza sminuire in alcun modo la gravità del fatto accaduto nel capoluogo nei giorni scorsi, prende atto di una non condivisibile campagna stampa all'insegna di un giustizialismo estremo, pericolosamente manifestato in molteplici situazioni.

Nessuna giustificazione per gli autori dei fatti che verranno processualmente accertati e certamente sanzionati dalla Autorità Giudiziaria competente, ma all'insegna di un garantismo troppe volte 'sventolato' a caso, si auspica un esame obiettivo dei fatti riscontrati e delle accertate responsabilità di chi nella vicenda è personalmente coinvolto.

Aver consentito la ripresa diretta dei volti dei ragazzi, peraltro giovanissimi, seppur indagati, all'uscita della Questura di Viterbo, costituisce un evidente invito al 'massacro mediatico', quasi inneggiante alla anticipazione di giudizi finali, lungi dall'essere prevedibili in questa fase.

Il Consiglio Direttivo della Camera Penale di Viterbo, con il presente comunicato intende dar voce ad una esigenza giuridica, morale e sociale di accertamento dei fatti, così come previsto dalla normativa vigente in materia, senza con ciò attenuare in alcun modo l'inviolabile diritto della parte offesa e le legittime aspettative di una giustizia equilibrata da parte di coloro i quali saranno dichiarati responsabili di un fatto certamente gravissimo, ma che merita ogni necessario approfondimento.

Peraltro, si è preso atto delle continue e gravissime offese indirizzate ai difensori degli indagati, i quali stanno soltanto svolgendo in modo professionalmente egregio il ruolo di difensori, così come sancito dalla Carta Costituzionale e dal Codice Deontologico dell'attività forense: nessuno e per nessuna ragione al mondo può permettersi di minacciare ed offendere chi sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro anche in una questione molto delicata come quella che ci occupa.

Solidarietà assoluta ai Colleghi impegnati nella vicenda di cui trattasi, per quanto avvenuto e dichiarato da terze persone al di fuori del contesto procedurale.

In questa ottica ci si augura una soluzione processuale in tempi relativamente brevi e compatibili con gli incombenti da svolgere, che consenta a chi ne ha diritto una lettura imparziale dell'accaduto e preveda sanzioni non esemplari e dettate dalla opinione pubblica, ma secondo i rigorosi canoni della legge penale in vigore nel nostro Paese, culla del diritto, talvolta, però, travolto da necessità di informazione 'strillata'.

Il Consiglio Direttivo



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