ANNO 9 n° 169
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Il palamalè oggi
Peperino&Co. Il palazzetto dello sport: l'ultima opera di Ligini
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di Andrea Bentivegna

VITERBO - Nel 1979 il Comune di Viterbo indice un concorso per la progettazione di un nuovo complesso sportivo, il lotto indicato sorge nell’allora nuovo quartiere del Murialdo e nel capitolato d’appalto si richiedeva una ''palestra ad unità strutturali prefabbricate o realizzate con tecnologie che consentano una notevole rapidità di esecuzione''.

Vincitore risulterà il progetto dell’architetto Cesare Ligini un nome che ai più non dirà granché ma che, al contrario, appartiene ad uno dei progettisti più interessanti del dopoguerra, attivo prevalentemente nell’ambiente romano, e che con quest’opera concluderà la propria parabola professionale durante la quale realizzò importantissimi edifici come il meraviglioso Velodromo Olimpico all’Eur nel 1960 o i vicini grattacieli del Ministero delle Finanze che rappresentavano un raro esempio dello stile moderno internazionale.

Soffermandoci brevemente sul concorso viterbese bisogna premettere che le limitazioni imposte ai costi spinsero l’architetto ad adottare una struttura mista composta da un basamento in cemento armato, quasi del tutto interrato in cui sono collocate le tribune ed i servizi, sormontato da una copertura metallica disposta in modo da riprodurre un profilo ad ''M''.

Nacque così quello che tutti noi conosciamo oggi come PalaMalè, il vecchio impianto che ogni stagione più malandato, ospita gli eventi sportivi cittadini, dalla pallavolo al basket e che, il pubblico viterbese ha riempito solo per concerti o durante il breve periodo in cui l’Hydra Basket sfiorò la serie A sul finire degli anni ’90 quando si favoleggiava addirittura di un’ampliamento della capienza.

Eppure il progetto, così come immaginato dall’architetto romano, doveva essere più articolato prevedendo al fianco del palazzo dello sport, di cui era già previsto un ampliamento, una piscina coperta ospitata in un edificio in tutto e per tutto simile, con la stessa copertura ad “M” mentre negli ampi spazi esterni avrebbero trovato posto altre vasche e campi da tennis. Non se ne fece nulla e per veder sorgere la piscina comunale, come si sa, abbiamo dovuto attendere gli anni recenti.

La memoria del lavoro di Cesare Ligini, che dopo aver realizzato questo progetto nel 1984 concluderà la propria carriera di architetto, è stata ripetutamente mutilata: nel 2007 infatti fu demolito il velodromo romano per lasciar spazio ad una speculazione edilizia mentre del ministero delle Finanze non rimane che lo scheletro. Ebbene anche le sorti del PalaMalè appaiono ogni giorno sempre più incerte, la manutenzione è sempre più limitata, e la struttura sembra ormai aver fatto il proprio tempo, prendere delle decisioni chiare a riguardo sembra sempre più urgente e inevitabile.



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