ANNO 9 n° 264
Vittime di un presunto giro di usura: ''Costretti a vendere tutto per i debiti''
Parla la moglie dell'imprenditore viterbese che nel 2009 denunciò tredici persone
11/09/2019 - 06:43

VITERBO – (b.b.) ''Siamo stati costretti a vendere tutto per pagare i debiti accumulati nei mesi: i 140mila euro dell’appartamento sono andati a finire ai nostri creditori, abbiamo dovuto ipotecare casa e andare avanti con poche centinaia di euro al mese''.

A parlare in aula e ricostruire gli anni a cavallo tra il 2006 e il 2009 è la moglie dell’imprenditore viterbese che nel 2009 denunciò alla Guardia di Finanza un presunto giro di usura di cui era caduto vittima e fece finire in manette, il 30 novembre del 2010, tredici persone.

''I problemi economici in casa sono iniziati nel 2005 – ha proseguito la donna - ma all’inizio mio marito continuava a ripetermi che si trattavano di difficoltà sul lavoro, solo più tardi mi ha spiegato la rete di cui era caduto vittima''.

Ovvero, secondo l’ipotesi dell’accusa, un giro di prestiti di soldi a strozzo che avrebbe portato l’imprenditore alla rovina e ad un eclatante tentativo di suicidio nel marzo del 2009, preceduto da una lettera in cui spiegava il suo stato d’animo e le sue intenzioni: ''Questo gruppo di persone - ha spiegato la presunta vittima ieri mattina di fronte al collegio, dopo essere stato più volte ripreso dal presidente per i toni alti e coloriti - mi prestavano soldi liquidi e io nel giro di pochissimi giorni glieli dovevo restituire sotto forma di assegni, duplicati o anche triplicati. E per coprire quegli importi in banca ero costretto a chiedere altri prestiti. Li chiedevo una volta ad uno, una volta ad un altro, ma il giro era sempre lo stesso. Erano sempre loro: un gruppo che mi ha mandato in rovina''.

L’imprenditore 58enne, secondo quanto raccontato in aula dalla moglie: ''Avrebbe anche ricevuto minacce in piena notte sotto forma di telefonate anonime e una volta – ha spiegato – sarebbe anche tornato a casa con il volto pieno di sangue e lividi e la camicia strappata. Mi ha detto che aveva avuto una brutta discussione sul lavoro. Solo più tardi ho capito cosa fosse davvero successo''.

Prestiti di soldi da restituire con interessi altissimi ad una banda di imprenditori canepinesi attivi nei più disparati campi.

Si tornerà in aula ad anno nuovo.






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