ANNO 10 n° 21
Viterbese, la difesa resta un rebus
La squadra di Gregori conferma la fragilità mai superata da inizio stagione
29/04/2015 - 00:00

VITERBO - Nuova Viterbese, vecchi difetti. Prosegue tra alti e bassi il percorso di avvicinamento dei gialloblu ai play-off di fine stagione, che vedranno impegnata la squadra al Rocchi il prossimo ventiquattro maggio. In attesa di conoscere il nome dell'avversario (al momento l'Olbia sembra la più autorevole candidata, ma bisognerà aspettare gli scontri a eliminazione diretta tra terza, quarta e quinta classificata), a preoccupare è soprattutto la fragilità della retroguardia.

Vero che contro l'Isola Liri Gregori è stato costretto a rinunciare ai vari Dalmazzi, Neglia, Assenzio e Saraniti, nomi importanti che torneranno a disposizione già dal prossimo impegno. Ma i tanti brividi corsi di fronte alle folate offensive ospiti sono un segnale non proprio positivo per una Viterbese che spera ancora in un ripescaggio in Lega Pro.

La paura è quella di vivere un remake dell'era Ianni, quando l'undici viterbese sembrò reagire bene all'avvento del nuovo tecnico salvo poi squagliarsi puntualmente di fronte alle prime partite più impegnative. La sconfitta con l'Ostia Mare segnò il punto di non ritorno per il tecnico aquilano, il suo successore dovrà trovare il bandolo della matassa prima che sia troppo tardi.

A non pagare, fin qui, è la scelta fatta a inizio stagione di imbastire una compagine dalla difesa giovane, con i quattro under quasi sempre schierati dalla cintola in giù.  Da valutare anche la tenuta fisica di alcuni giocatori, con Pero Nullo ancora imballato e un Giulio Faenzi volenteroso ma senza i novanta minuti nelle gambe.

Fatti i complimenti di rito alla Lupa Castelli Romani, che ha dominato in lungo e in largo il girone G (ma quanti rimpianti in quel di Viterbo), qualcosa si muove sul fronte stadio: l'amministrazione dovrebbe saldare a breve le spettanze arretrate, poi si metteranno sul tavolo i problemi legati all'adeguamento dell'impianto, non ancora pronto per quel salto di categoria sul quale i Camilli si dicono molto fiduciosi. 





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