ANNO 9 n° 350
Viterbese, il gol e altri problemi
Nofri dopo Rieti: ''Alla qualità dobbiamo aggiungere carattere''
09/11/2015 - 02:01

di Andrea Arena

VITERBO – Squadra maschio o squadra femmina? Squadra pragmatica, a tratti brutalmente pragmatica, oppure squadra volubile, insicura? Non c'è bisogno di scomodare il grande Giuan Brera per trovare un genere a questa Viterbese. Perché semplicemente un genere non ce l'ha.

La prestazione di Rieti (finale 0-0), al limite dell'inguardabile, è la conferma di questo stato di mezzo, un caso neutro o un caso umano. E a poco valgono le giustificazioni pescate dal tecnico Nofri alla fine della partita. Frasi del tipo: ''Il Rieti era in forma, lo sapevamo. Qui, allo Scopigno, hanno perso anche Grosseto e Torres. Ci hanno messo in difficoltà facendo pressione più avanti, uscendo con i centrali''. Parole al vento. Va meglio quando il tecnico perugino (che comunque ha mostrato reattività e fantasia, provando a cambiare modulo per smuovere qualcosa) ammette: ''In serie D la qualità serve, eccome, ma deve essere accompagnata all'atteggiamento giusto''. Eccolo, il problema.

La verità è che questa Viterbese non dà mai l'impressione di voler vincere. All'inizio gioca bene, come per dimostrare di saperlo fare, di essere molto forte, molto brava. Ma poi non segna (salvo quando interviene un episodio), e comincia a cedere spazio e gioco agli avversari, qualsiasi essi siano. E' successo a Rieti, è successo a Grosseto, è successo col Trastevere, è successo con la Flaminia. E va bene non perdere (Nofri è imbattuto), ma così al limite ci si salva tranquilli, mica si lotta per vincere.

Poi c'è l'attacco. Un settore che se prima era un caso, un allarme, adesso rischia di diventare una tragedia. La mancanza di gol non è soltanto una coincidenza, quando vi dicono che ''se giochiamo bene prima o poi il gol arriverà'' vi prendono per i fondelli. Là davanti è un dramma dai tanti protagonisti. C'è Neglia che corre e taglia e affonda ma poi non sa quasi mai che fare, a chi darla. C'è Oggiano che è fa sempre la stessa finta da un anno. C'è Bernardo che non ha più il ritmo nelle gambe. C'è Romeo, tanti ghirigori ma aridatece Saraniti. C'è De Sena, visto appena. E infine c'è lui, Nohman, il mistero più intricato dai tempi del caso Moro. Tutti questi, messi insieme, non fanno un attaccante degno di questo nome, di questo ruolo.

Perciò adesso diventa fondamentale il mercato: 'Ma dicembre è ancora lontano', ha ricordato alla fine della partita di Rieti il direttore sportivo Vincenzo Minguzzi. Anche se ha ribadito di essere pronto ad intervenire. Serviranno un paio di pezzi importanti nel settore offensivo, e magari qualche ritocco a centrocampo, per ravvivare la manovra. Se ne sarà parlato già ieri, nel vertice fuori dallo Scopigno (vedi foto) con tutta la famiglia Camilli e i dirigenti?





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