ANNO 7 n° 348
Viterbese, adesso la rivoluzione tocca anche alla rosa
Analisi della parabola discendente che ha portato all'esonero di mister Cornacchini
09/12/2016 - 09:45

di Giulio Fede 

VITERBO – La giornata numero 17 è risultata fatale a Giovanni Cornacchini. Eviteremo di unirci al coro degli giustizialisti di turno, di coloro che non hanno perso occasione per gridare ''era ora'', forse convinti che la Viterbese abbia così risolto tutti i suoi problemi. Eviteremo di accodarci a costoro, comunque riconoscendo che dopo la seconda sconfitta interna stagionale, al termine di una gara anche sfortunata ma prioritariamente imbarazzante, Piero Camilli non potesse fare altro che prendere la decisione che ha preso.

Ed ora, aspettando di sapere con certezza chi guiderà l'allenamento di oggi e quello di domani, chi andrà in panchina domenica ad Arezzo, chi insomma sarà il tecnico che prenderà il posto di Cornacchini, ci sembra opportuno se non doveroso auspicare che il patron gialloblu continui nella sua rivoluzione di dicembre. Messo da parte il direttore sportivo Vincenzo Minguzzi, esonerato l’allenatore Giovanni Cornacchini, per completare l’opera di rinnovamento non resta che mettere mano sulla squadra, portando a termine quel rinnovamento annunciato e da più parti auspicato. Il tecnico di Fano avrà pure commesso i suoi errori, come capita a tutti i comuni mortali, ma ci rimane difficile convincerci che il suo successore, chiunque esso sia, possa fare miracoli con l'attuale gruppo le cui lacune sembrano evidenti e che secondo alcuni abbia poco da scompartire con questa categoria.

Anche quando, ad inizio stagione, Cornacchini ed i suoi ragazzi avevano messo in fila quella serie di risultati utili (nove gare senza sconfitte, cinque vittorie e quattro pareggi), ostentando una fase difensiva pressoché perfetta, illudendo un po' tutti fino a far parlare di squadra rivelazione della Lega Pro, anche allora gli osservatori più attenti avevano evidenziato come per diventare una realtà in grado di dire la sua fino alla fine la Viterbese avrebbe avuto la necessità di integrare l’organico con almeno tre elementi di peso, per sistemare due reparti, quello di centrocampo e quello avanzato, dove le lacune sono sempre state evidenti. E mentre ci si stava attrezzando per questo è iniziata la parabola discendente, legata, e non poco, anche ad una serie di infortuni da mettere in imbarazzo qualsiasi squadra, qualsiasi allenatore e qualsiasi dirigenza.

Le disgrazie sono iniziate il 16 ottobre sul campo della Giana Erminio laddove si fecero male seriamente Sforzini e Celiento, due elementi portanti della struttura di Cornacchini, l’assenza dei quali non è passata inosservata; poi è stato un susseguirsi impressionante di infortuni che per una paio di domeniche almeno hanno messo seriamente in difficoltà il tecnico anche per allestire lo schieramento iniziale. Probabilmente sarebbe stato utile se non necessario cercare il sostituto di Sforzini non appena capito che il suo recupero sarebbe stato remoto, invece si è preferito aspettare gennaio puntando sul resto della rosa a disposizione di Cornacchini.

Il resto è storia recente e ben viva nella mente, negli occhi e nel cuore del tifoso gialloblu. Il futuro parla di un nuovo allenatore (la decisione potrebbe e dovrebbe essere imminente), mentre c'è un Pastore (con la P maiuscola che di nome si chiama Ivano) che dicono stia lavorando sul mercato alla ricerca degli uomini giusti per rimettere in sesto la Viterbese se non per cambiarne la pelle. Non sapremo mai se con la rivoluzione di dicembre anche Giovanni Cornacchini sarebbe riuscito a riprendere la retta via che sembra smarrita.






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