ANNO 9 n° 260
Violenza e intimidazioni: il sodalizio imponeva così il controllo sul territorio
Una cinquantina gli episodi accertati nel Viterbese. Ecco chi sono i 13 arrestati
25/01/2019 - 13:25

VITERBO – Avrebbe imposto il suo controllo nella città di Viterbo grazie all’uso sistematico della violenza. L’organizzazione smantellata questa mattina dai carabinieri, mirava attraverso il metodo mafioso al controllo delle attività economiche quali Compro Oro, locali notturni e settore dei traslochi.

Undici le persone finite in carcere e due ai domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. Le misure cautelari, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono state eseguite questa mattina dai carabinieri del comando provinciale di Viterbo con l’ausilio del Raggruppamento aeromobili del carabinieri di Pratica di Mare, di unità cinofile per la ricerca di armi e droga e della squadra della Compagnia della C.i.o. (Compagnia intervento operativo) dell’8° Reggimento Lazio.

Figura di vertice è quella di Giuseppe Trovato, detto ''Peppino'', un 43enne originario di Lamezia Terme ma da anni residente a Viterbo. Nella città dei Papi gestiva tre ''compro oro'' e l'associazione smantellata dalle forze dell'ordine che comprendeva altre 12 persone. Insieme a lui, a tenere sotto controllo il territorio, anche un cittadino albanese di 36 anni, Ismail Rebeshi, detto ''Ermal'' che possedeva una rivendita di autovetture e un locale notturno. Gli altri membri del sodalizio di origini albanesi sono Spartak Patozi detto ''Ricmond'', Sokol Dervishi detto ''Codino'', Gazmir Gurguri detto ''Gas'' e Shkelzen Patozi detto ''Zen'', tutti operai.

Tra i viterbesi, invece, Gabriele Laezza detto ''Gamberone'', Martina Guadagno, Luigi Forieri, che gestiva anche un bar, Manuel Pecci titolare di un centro benessere e l'artigiano Emanuele Erasmi, insieme concorrenti in un delitto-fine come il romeno Ionel Pavel. La donna era una dipendente di Trovato. Come lei anche la marocchina Fouzia ''Sofia'' Oufir che ne è la compagna.

Le indagini sono state articolate e hanno preso le mosse a dicembre 2016. I militari hanno ricostruito una cinquantina di episodi intimidatori che sarebbero stati perpetrati dal sodalizio che, a sua volta, avrebbe avuto collegamenti anche con ambienti della ‘ndrangheta calabrese.

Secondo quanto appurato dai carabinieri tra marzo 2017 e febbraio 2018 tre autovetture di gestori di compro oro sono state incendiate. Un altro compro oro si è trovato lumi funebri e scritte minatorie sulla vetrina del negozio. A gennaio dello scorso anno sono state incendiate 12 vetture nel parcheggio di un rivenditore d’auto. Nelle stesso mese il titolare di una ditta di traslochi si è visto bruciare due furgoni. Tra gennaio 2017 e giugno 2018 un commercialista si è visto recapitare una lettera minatoria con proiettili all’interno. 

L’azione intimidatoria del sodalizio non ha risparmiato neanche i tutori dell’ordine: a un carabiniere, che aveva partecipato all’arresto di Ismail Rebeshi, finito in manette per droga, era stata incendiata l’auto. Un attentato incendiario ai danni dell’auto di un poliziotto è stato invece sventato. L’agente era ritenuto ‘’responsabile’’ di aver proceduto a controlli e verifiche amministrative sui punti vendita di Compro oro gestiti da Giuseppe Trovato.

Tutti i 13 indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsioni, danneggiamenti, incendio, furto, tentativi di rapina, favoreggiamento personale, lesioni personali, illecita concorrenza con violenza o minaccia, detenzione di armi da sparo avvalendosi del metodo mafioso. Tutte le persone indagate sono state trasferite nelle carceri  di Viterbo e Civitavecchia (le donne), fatta eccezione di Emanuele Erasmi e Manuel Pecci, sottoposti agli arresti domiciliari.  

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