ANNO 9 n° 229
Video e foto di bambini nudi nel pc, dipendente Inps a processo
Ad incastrarlo la madre di una ragazzina affetta da autismo,
''Ci ha ospitate in casa sua e ho trovato tutto quello schifo''
12/02/2019 - 18:43

BASSANO IN TEVERINA – (b.b.) Centinaia e centinaia di foto e filmati pedopornografici rinvenuti all’interno del suo pc, dipendente dell’Inps alla sbarra.

Ad incastrarlo, seppur involontariamente, la madre di una bambina affetta da autismo, che l’uomo, finito in manette il 22 aprile del 2015, decise di aiutare.

''Con B.B. ci siamo conosciuti su Facebook, quando abitavamo ancora a Palermo - ha raccontato la donna, in aula – e mi offrì il suo aiuto per far inserire mia figlia all’interno del centro di Villa Buon Respiro, uno dei migliori in Italia per il trattamento di disturbi della sfera autistica. Si è da subito dimostrato molto gentile. E gentile, con noi, lo sarebbe stato anche in futuro. Sembrava una persona pulita, generosa. Davvero. Una di quelle persone che aiutano gli altri senza chiedere nulla in cambio''.

Alla donna, infatti, che decise di trasferirsi dalla Sicilia fino al piccolo centro di Bassano in Teverina, B.B., avrebbe offerto a titolo totalmente gratuito una casa dove stare, la macchina e anche il proprio pc.

''Voleva farmi sentire a mio agio'' ha commentato. Peccato che una sera, mentre stava facendo delle ricerche su internet, la donna avrebbe trovato, salvati in specifiche cartelle sul desktop, centinaia e centinaia di filmati e foto di uomini nudi e bambini ritratti in pose pornografiche.

''Ho provato uno schifo immenso. Poi paura. Per me, ma soprattutto per le mie bambine – ha proseguito – tra tutte le foto me ne ricordo una: un bambino immobile con dei genitali maschili vicino alla faccia. Non ne ho viste molto, perché mi è venuto istintivo spegnere il pc e mandarlo in mille pezzi''.

Chiamato, B.B. sarebbe stato pronto a offrire spiegazioni: ''Mi ha detto che in realtà collaborava con la polizia postale e che quel materiale lo aveva sequestrato''. Una scusa che non avrebbe convinto la donna che, dopo aver trovato anche delle chat in cui l’uomo parlava di adescare ragazzine alla stazione Termini di Roma, si sarebbe decisa a denunciarlo e portare tutto il materiale alla Guardia di Finanza.

Ora è alla sbarra per detenzione di materiale pedopornografico e rischia una condanna fino a tre anni di carcere.






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