ANNO 9 n° 177
Vegnaduzzo, ti rivedremo così?
Mercato: trattativa in corso per riportare il bomber Matias alla Viterbese
Possibile scambio con Nohman alla Flaminia. Altri nomi per l'attacco gialloblu
18/11/2015 - 02:00

di Andrea Arena

VITERBO – Già il calciomercato è un tritacarne in condizioni normali, figuriamoci qui, figuriamoci ora. Qui, perché la Viterbese ha una proprietà tutt'altro che cheta, come la famiglia Camilli, che ha abituato la piazza a caviale e champagne. Ora, perché dopo la vittoria – piena, rotonda, inebriante e speriamo non illusoria – di domenica scorsa contro il Lanusei, lo stomaco dei tifosi brontola ancora di più. E aspetta il fiero pasto del rimpasto dicembrino, quando riapriranno i trasferimenti, quando è logico, scontato, persino un po' banale (di quella banalità che piace) aspettarsi il crack.

E allora ecco che le voci girano, e insieme fanno girare pura la testa. A questa squadra serve un attaccante? Bene, pare che ne arriveranno due. Uno potrebbe essere Matias Vegnaduzzo, l'argentino che chiamarono carrararmato (El Tanque) e che adesso appare un po' intruppato nella sabbia civitonica, nel senso di Flaminia. E visto che ieri proprio l'allenatore rossoblu – e proprio su queste colonne – non ha escluso la prossima partenza anche del Vegna, be', ecco che lo sviluppo può farsi interessante. L'interesse da parte gialloblu c'è, forse c'è sempre stato dall'indomani di quando Mati fu scaricato, appena vinto il campionato d'Eccellenza nel primo anno camilliano. Di più: non è da scartare che lo sviluppo in questione assuma toni clamorosi, con uno scambio di centravanti. Vegnaduzzo nel capoluogo, Daniele Nohman a Civita Castellana. Sempre che l'attuale numero 9 della Viterbese accetti la destinazione, lui abituato negli ultimi anni a giocare in squadre di vertice e forse non troppo disposto (sarebbe comprensibile) a trovarsi in una formazione che lotterà fino alla fine per la salvezza. O che la Flaminia, con tutto il rispetto, si possa permettere i servigi dell'attaccante. Comunque, cambio o non scambio, la pista c'è.

Ma non basta. Arriverà anche un'altra punta. Chi? E' una parola. Di nomi ne girano come quando c'è da occupare una poltrona da sottosegretario. Può essere un ritorno di Andrea Saraniti, il Saranitovic genio e sregolatezza che lo scorso anno ha incantato ma anche fatto incavolare? Può darsi: ora gioca nella Vibonese, ha già segnato un pozzo di gol, e vederlo insieme a Vegnaduzzo sarebbe qualcosa di molto interessante. Ma c'è anche altro: qualcuno ipotizza un arrivo da Catanzaro, squadra che non se la passa bene in Lega Pro. Tra i tre attaccanti, da scartare Kolawole Agodirin (già in prova questa estate, se ne andò), restano l'ex bresciano Andrea Razzitti, classe 1989, conterraneo di quel Selvatico appena arrivato in gialloblu. O magari, meglio ancora, ci sarebbe Cristiano Ingretolli, classe 1994, romano di Palestrina, di proprietà del Pescara che potrebbe girarlo altrove per farlo giocare un po' di più. Ma di nomi, come detto, ne girano a iosa: un altro è quello di Francesco Di Paola, esperto (classe 1984), romano pure lui, ma che mister Nofri conosce bene visto che ha giocato per due anni a Castel Rigone e oggi è a Foligno. Foligno che però non vorrebbe lasciarlo partire. Altre ipotesi, altri curricula, non mancano. Il direttore sportivo Vincenzo Menguzzi, come al solito, è una sfinge e lavorare sott'acqua.

Così come si attendono i giocatori in uscita. Ieri al primo allenamento della settimana quelli ''in bilico'' erano tutti presenti. Uno che invece potrebbe restare è Rocco Giannone, dato tra i partenti qualche giorno fa ma che potrebbe tornare utile sia come alternativa a Selvatico, sia come riferimento per quei tifosi che gli vogliono bene. Anche la prestazione che un altro paio (se non tre) elementi hanno sciorinato domenica scorsa pare possa evitare ulteriori partenze annunciate. Così, ad oggi, si può ipotizzare una Viterbese futura così schierata: Pini; Pandolfi, Scardala, Pomante, Fe'; Ansini, Selvatico, Nuvoli; Belcastro; X; X. Laddove quelle due X potrebbero fare la differenza durante il lungo inverno e poi, c'è da sperare, in primavera.





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