ANNO 10 n° 23
Usura ed estorsioni nella Tuscia, condannato Claudio Casamonica
5 anni all'imprenditore romano, legato secondo l'accusa al noto clan criminale
Un anno e 8 mesi per il complice Raffaele Collegioni
18/12/2019 - 06:42

VITERBO – (b.b.) Giro di usura nella Tuscia, condannato a 5 anni e 500 euro di multa Claudio Casamonica. Il 67enne, al secolo Consiglio di Guglielmo, secondo l’accusa, a cavallo tra il 2007 e il 2009, tentò di mettere in piedi in città un’organizzazione specializzata nel racket delle estorsioni e dell’usura.

Alla sbarra con lui, incastrati da una serie di intercettazioni, finirono anche il viterbese Raffaele Pollegioni, condannato ieri mattina a un anno e 8 mesi, il figlio Sabatino Di Guglielmo e il civitonico Adolfo Perazzoni che invece sono stati assolti.

Per la procura, i Casamonica, legati al noto clan romano, avrebbero tentato di far pagare il pizzo e usurare degli imprenditori della provincia, minacciandoli, come nel caso del rivenditore di auto Matteo Leporatti, con taniche di benzina poste all’ingresso della concessionaria. ''Se non paghi, la risolviamo come a Napoli e fai una brutta fine''.

Ieri, a distanza di dodici anni dai fatti, è arrivata la decisione del collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei: Claudio Casamonica e Raffaele Pollegioni sono stati condannati per 6 anni e 8 mesi di reclusione e dovranno risarcire il danno all’unica parte civile costituitasi nel processo. Si tratta dell’imprenditore edile Yuri Cortellesi, cognato di Pollegioni, che nel 2007 venne minacciato dal 67enne a causa di un assegno postdatato non coperto. ''Comprai una macchina nel suo autosalone, pagandola con assegni postdatati – aveva spiegato in aula all’udienza di marzo del 2017 – alla scadenza del primo, che non era coperto, fui contattato e minacciato telefonicamente da Claudio Casamonica. Ho avuto paura, gli ho dato un assegno da 4600 euro e gli ho restituito la macchina. Avrei dovuto riavere indietro i soldi se l’avessero venduta. Ma se li sono tenuti''.

Per gli imputati, il pubblico ministero Stefano D’Arma aveva chiesto condanne complessive a 14 anni e mezzo di reclusione: la più alta per Claudio Casamonica a 7 anni e 6 mesi.

''Nessuna delle vittima è venuta spontaneamente a denunciare - aveva sottolineato il pm alla scorsa udienza durante la discussione - questo spiega quanto avessero paura e timore di ritorsioni. Solo dopo vari colloqui hanno ammesso, quanto già evidente dalle intercettazioni''.

Ieri, dopo oltre un’ora e mezza di camera di consiglio la decisione dei giudici.







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