ANNO 8 n° 229
Una truffa da un milione di euro l'anno ai danni del Comune
Due i filoni d'indagine: la gestione inefficiente dell'impianto di Casal Bussi
e la mancata pulizia delle strade viterbesi da parte della ditta incaricata
03/06/2015 - 13:11

VITERBO - Una maxi truffa, costata ai contribuenti più o meno un milione e duecento mila euro, spicciolo più spicciolo meno. Questi i numeri dietro l'operazione ''Vento di maestrale'', il blitz messo a segno in mattinata da carabinieri e polizia coordinati dagli uomini del Noe del maggiore Pietro Rajola Pescarini e del colonnello Sergio De Caprio nelle provincie di Viterbo, Roma, Latina e Terni.

Nove le persone finite agli arresti domiciliari, al termine di indagini che hanno seguito due distinti filoni che riguardano la gestione dell’impianto di trattamento rifiuti di Casal Bussi e della pulizia delle strade viterbesi affidata alla società Viterbo Ambiente. Tra questi, Rosario Carlo Noto La Diega (consigliere del gruppo Gesenu di Perugia di proprietà dell’avvocato Manlio Cerroni, il ''re dei rifiuti'' romani arrestato nel gennaio 2014), il dirigente del settore Ambiente del comune di Viterbo Ernesto Dello Vicario e Francesco Zadotti, presidente della Ternana Calcio e uomo di fiducia di Cerroni. A quanto ricostruito, la Ecologia Viterbo, società coinvolta nell'inchiesta, sarebbe in parte di proprietà di una delle società della holding del gruppo Cerroni.

Più di cinquanta gli uomini del comando provinciale di Viterbo impiegati. Con loro la polizia di Stato e gli uomini del Noe comandati dal maggiore Pietro Rajola Pescarini. Oltre agli arresti, sono state effettuate perquisizioni nelle sedi delle società coinvolte, la Ecologia Viterbo e la Viterbo Ambiente. Coordinate dal pm Massimiliano Siddi, le indagini hanno portato anche al sequestro dell’impianto di trattamento rifiuti della Ecologia Viterbo di Casale Bussi, dove la società avrebbe gestito l'attività in maniera fraudolenta, incassando regolarmente la tariffa pagata dai cittadini senza però produrre il combustibile e la frazione organica (l'ex compost).

''Fino al 2012 nell'impianto non è stata svolta nessuna operazione - spiega Siddi - poi sono iniziate attività minime ed effettuate male, con procedure non consentite''. Oltre a Zadotti, responsabile amministrivo e gestore dell'impianto, ai domiciliari sono finiti il direttore tecnico della discarica Massimiliano Sacchetti, il responsabile dell’impianto Daniele Narcisi e della pesa Massimo Rizzo.

L'altro filone riguarda le pulizie delle strade di Viterbo, in particolar modo l'attività di spazzamento meccanico mai effettuata dalla società incaricata: qui sono stati arrestati Noto La Diega, presidente del cda della Viterbo Ambiente, il dirigente comunale Ernesto Dello Vicario, che avrebbe favorito l’azienda evitandole di subire sanzioni per le inadempienze, il responsabile tecnico della Viterbo Ambiente Francesco Bonfiglio, Maurizio Tonnetti e Fulvio Santini. Le accuse per i nove arrestati sono, a vario titolo, truffa, frode in pubblica fornitura, falso ideologico, falso materiale e abuso d'ufficio.

''Possiamo parlare di un danno complessivo arrecato alla comunità viterbese - continua Siddi - di circa un milione e duecento mila euro, calcolando le tasse pagate dai cittadini e i danni per la mancata erogazione dei servizi. Per quanto riguarda lo spazzamento delle strade, alle spazzatrici veniva disattivato il sistema di geolocalizzazione, così che fosse impossibile verificare l'attività svolta e la condizione delle strade dopo il loro passaggio''. Invece dei macchinari, si ricorreva alla pulizia classica, con scope e palette.L'impianto di Casal Bussi, invece, è stato sopposto a sequestro ma continuerà a svolgere le sue funzioni.

Presenti alla conferenza stampa dell'operazione il colonnello dei carabinieri Mauro Conte e il comandante della polizia stradale Gianluca Porroni. ''Una sinergia importante quella che si è stabilita tra uomini dei carabinieri e della polizia, in particolar modo la stradale - conclude Siddi - che ha permesso di svolgere al meglio le operazioni. Si tratta di indagini che vanno avanti da circa due mesi, durante i quali le due forze hanno lavorato spalla a spalla''.






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