ANNO 10 n° 23
Un progetto per togliere l'acqua ''cattiva'' dal lago di Vico
Il professor Nascetti (Unitus): ''Il sito non è inquinato, ma il problema vero è l'assenza di ossigeno''
07/12/2019 - 16:38

VITERBO - (sim.lup.) - Installare un maxi sifone sotto terra per togliere l’acqua ''cattiva'' che si trova negli strati profondi del lago di Vico. Un intervento che permetterebbe di salvare l’equilibrio ecologico del sito, la cui importanza, sotto il profilo ambientale e della biodiversità, è riconosciuta anche dall’Unione europea.

E’ una delle soluzioni illustrate stamani dal professor Giuseppe Nascetti a un convegno sull’acqua organizzato dal Biodistretto della Via Amerina e delle Forre. ''Questo progetto – ha spiegato Nascetti – è il frutto di uno studio realizzato un paio di anni fa. Si tratterebbe di installare a una profondità di trenta metri di un sifone per la fuoriuscita delle acque deossigenate, quelle cattive appunto, dalle zone più profonde del bacino. Ciò permetterebbe di velocizzare anche il tempo necessario per il ricambio delle acque del lago, che invece in condizioni normali è di circa 17 anni”.

Un rimedio, ha spiegato sempre Nascetti, che però non può rappresentare da solo la cura: “Per questa bisogna rivedere le attuali tecniche agronomiche e realizzare alcuni interventi contro l’inquinamento delle acque dovuto all’uso di pesticidi e fitofarmaci nei campi che circondano il lago. Per esempio con la progettazione di fasce tampone, la realizzazione di siepi tra i noccioleti, la piantumazione di alberi 'mangia azoto' come salici e pioppi. O, ancora, la realizzazione di casse di espansione per la fitodepurazione o l’impiego di fitofarmaci a lento rilascio, che non finiscono tutti nel lago al primo temporale. Non sono interventi megagalattici. E per realizzarli ci sono a disposizione anche fondi della comunità europea”.

Nascetti ha iniziato il suo intervento spiegando che ''per quanto riguarda i miei dati non posso definire il lago di Vico come un lago inquinato. Non nel vero senso della parola. Ma sta diventando – anzi, lo è ormai – un lago eutrofico e anossico. Al suo interno arrivano nutrienti, come azoto e fosforo provenienti da fonti antropiche, che ne modificano l’equilibrio. Ciò fa accumulare il carico interno del lago (gli organismi che lo popolano) e di conseguenza aumentano anche i sedimenti che arrivando sul fondo, la cui decomposizione impoverisce sempre più le acque profonde di ossigeno''. Le conseguenze? ''L’habitat di alcune specie si va riducendo - ha spiegato Nascetti -. Penso al coregone, che ama acque fresche e ossigenate. Trovando troppo caldo in superficie d’estate e troppo poco ossigeno sotto, rischia di scomparire''.

Processi di eutrofizzazione, ha spiegato Nascetti, cominciano a notarsi anche al lago di Bolsena, dove però la situazione non è ancora così allarmante: ''Il carico interno del lago di Bolsena sta aumentando e l’ossigeno si sta azzerando. Un lago non è una pozza piena di acqua dove fare il bagno o prelevare l’acqua, ma un ecosistema con un equilibrio delicato che bisogna preservare'', ha concluso l’esperto.







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