ANNO 7 n° 58
Turchetti (Uil): ''Voucher
come una patologia,
venduti in Italia
oltre 145 milioni''
17/01/2017 - 10:05

VITERBO - Riceviamo e pubblichiamo da Uil Viterbo:

''Oltre 145 milioni di voucher venduti in Italia solo nel 2016 con un aumento del 26,3 rispetto all'anno precedente. Negli ultimi due anni il voucher è diventato una vera e propria patologia entrata nel nostro mercato del lavoro''. A dichiararlo è Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil di Viterbo, sulla base del 3° Rapporto del servizio politiche del lavoro della Uil, dedicato all'utilizzo dei voucher in Italia, che percorre tutti gli anni di effettiva applicazione di questo istituto, fotografando sia la quantità di buoni-lavoro venduti per territorio, sia la consistenza di utilizzo nelle varie attività d'impiego, con una proiezione dei dati per l'anno 2016.

''Solo nel Lazio – prosegue Turchetti – nell'anno appena trascorso sono stati venduti circa 7 milioni di voucher. Nel 2008 erano solo 4mila, nel 2015 5 milioni 400mila, già 3 milioni in più rispetto al 2013 quando i voucher in circolazione nella nostra regione superavano di poco i due milioni. Un aumento, nel corso degli anni, che è stato a dir poco esponenziale''.

La distribuzione sul territorio nazionale vede il 64% dei buoni-lavoro venduti nel Nord (93,2 milioni), e il restante 36% suddiviso quasi equamente tra il Centro (26,3 milioni) ed il Mezzogiorno (25,8 milioni di voucher). A livello regionale, sulla base delle stime fatte dalla Uil, tra le prime 5 Regioni per quantitativo più alto di voucher venduti nel 2016 troviamo: la Lombardia (27 milioni), il Veneto (18,5 milioni), l'Emilia Romagna (18,2 milioni), il Piemonte (11,9 milioni) e la Toscana (10,6 milioni).

Diversa la prospettiva regionale se guardiamo agli aumenti rispetto al 2015. L'incremento più alto c'è stato in Campania (+43,7%), seguita dalla Sicilia (+39,1%) e dalla Toscana (+32,1%).

Da una stima effettuata a livello provinciale, nelle prime 10 posizioni, per maggior numero di voucher venduti nel 2016 troviamo invece: Milano (9,8 milioni), Torino (5,6 milioni), Roma (5,1 milioni), Brescia (4,2 milioni), Bologna (3,9 milioni), Verona (3,8 milioni), Bolzano (3,6 milioni), Venezia e Padova (3,3 milioni) e Treviso (3,2 milioni). Le 10 province meno ''voucherizzate'' si trovano tutte nel Mezzogiorno, ad eccezione di Rieti (circa 214 mila voucher). Dall'analisi condotta per attività d'impiego, oltre il 50% dei voucher del 2016 (pari a 73 milioni) si stimano venduti per prestazioni effettuate in attività a cui la Riforma del 2012 ha esteso il campo di applicazione (industria, edilizia, trasporti). Continuando, a seguire c'è il settore del turismo con una previsione di circa 21 milioni di buoni-lavoro venduti nel 2016, il commercio (18,4 milioni) e i servizi (14,9 milioni).

''I voucher – sottolinea il segretario confederale Uil Guglielmo Loy – sono la punta di un iceberg ben più grande. L'economia dei lavoretti viaggia con altre velocità e sta, sempre più, caratterizzando parte importante della nostra economia. È li, in particolare, che si dovrebbe porre attenzione: il vasto mondo che sta nel mezzo tra il lavoro autonomo (vero) e quello subordinato, caratterizzato da lavori senza regole, con retribuzioni unilateralmente decise dal datore di lavoro e tutele sociali quasi nulle''.







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