ANNO 9 n° 340
Tentò di dare vita ad un giro di usura, per Casamonica chiesti 7 anni e mezzo
Alla sbarra con Claudio, il figlio e due viterbesi, per loro richieste condanne complessive per 7 anni
27/11/2019 - 07:00

VITERBO – Tentò di mettere in piedi un giro di racket e di usura nella Tuscia, per Claudio Casamonica chiesta una condanna a sette anni e mezzo di reclusione.

La richiesta del pm è arrivata ieri, a oltre dieci anni di distanza dai fatti che gli vengono contestati. Secondo la procura, il 65enne, al secolo Consiglio Di Guglielmi cercò attraverso minacce verbali e intimidazioni di dare vita ad un’organizzazione specializzata nel racket. Un tentativo stroncato però sul nascere.

Alla sbarra con lui, per estorsione e usura anche il figlio Sabatino e due viterbesi, Adolfo Perazzoni e Raffaele Polleggioni. Per tutti sono arrivate richieste di condanne, rispettivamente a 2, 2 e 3 anni di reclusione.

A far scattare le indagini degli inquirenti una serie di intercettazioni a cavallo tra il 2007 e il 2009, in cui sarebbe risultato chiaro il ruolo che Casamonica avrebbe voluto rivestire nella provincia di Viterbo e la paura delle malcapitate vittime.

''Che hanno inizialmente mostrato una certa reticenza a denunciare, a raccontare cosa stesse loro accadendo – ha spiegato il pm – poi hanno deciso di collaborare''.

Si tratterebbe di vari imprenditori su cui i quattro imputati cercarono di fare pressioni per ottenere soldi: prima con minacce verbali, poi, arrivando a posizionare taniche di benzina fuori dalle loro attività.

A costituirsi parte civile solo uno di loro, Yuri Cortellesi, cognato dell’imputato Collegioni. Secondo la versione raccontata ai carabinieri, il 40enne avrebbe ricevuto minacce di morte da parte del boss Casamonica dopo l’acquisto a rate di una macchina dal piccolo concessionario di proprietà dell’imputato. ''Il primo assegno era scoperto e ha minacciato di ucciderlo'' aveva spiegato in aula il cugino della vittima nelle precedenti udienze.

Ieri, a distanza di dodici anni dalle prime minacce, sono arrivate le richieste di pena: oltre quattordici anni di reclusione e ottomila euro di multa. A febbraio la decisione.







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