ANNO 8 n° 144
''Tanto devi morire anche tu, ti rispedisco in Romania nella bara''
Botte a moglie e figlie: ''A volte dal dolore non riuscivo a camminare''
15/05/2018 - 07:05

VITERBO – ''Tanto prima o poi devi morire anche tu, e allora io ti rispedisco in Romania dentro una bara. Almeno sai che bel regalo faccio ai tuoi genitori''. Minacce di morte e insulti sarebbero stati all’ordine del giorno all’interno delle mura domestiche. Così come le botte, la violenza. I calci e i pugni contro la moglie e le due figlie, all’epoca entrambe minorenni.

''Papà e mamma litigavano ogni giorno. Ho cercato di rimuovere la tristezza di quei giorni, ma alcune cose sono impossibili da dimenticare. Come quando mi picchiò con un tubo di plastica, riempiendomi di lividi. Per una settimana non sono riuscita ad andare a scuola: non riuscivo a salire le scale per arrivare in classe''. A raccontare quei drammatici giorni è la figlia dell’uomo, di origine rumena, trasferitosi alcuni anni dopo il matrimonio nel Viterbese con la famiglia, oggi imputato per lesioni, minacce e maltrattamenti.

''Una sera, ho lottato con lui per difendere la mamma, ma era più forte di me. Mi ha preso la testa e mi ha sbattuto talmente tanto forte contro il muro da farmi sanguinare l’orecchio e da farmi crollare a terra quasi priva di sensi''.

La prima di una lunga serie di serate in cui le tre donne sarebbero state costrette a fuggire di casa e ad andare in ospedale.

Come racconta, con la voce rotta dall’emozione e dalle lacrime, la madre in aula: ''Mi picchiava spesso di fronte alle nostre figlie. Così come mi insultava e minacciava di uccidermi di fronte ai nostri amici. Sono stati anni di vessazione e umiliazione. Sono stati anni da incubo. Andavamo in giro per il paese con le sciarpe intorno al collo per coprire i lividi''.

Tra gli episodi più gravi, quello del 29 aprile 2013: l’uomo, al rientro della famiglia in casa, avrebbe picchiato prima le due bambine, all’epoca entrambe minorenni, e poi si sarebbe scagliato con ferocia contro la moglie, colpendola con un pugno alla testa.

''Avevo il cuscino e la testa piena di sangue, quando la mattina dopo mi sono risvegliata nel mio letto''.

Si tornerà in aula a luglio.







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