ANNO 9 n° 169
''Sulle Masse di San Sisto non è ancora scritta la parola fine''
L'associazione che gestisce il sito: ''Contro l'ordinanza abbiamo fatto reclamo''
15/04/2019 - 20:56

VITERBO – Sulle Masse di San Sisto la parola fine non sarebbe ancora scritta. Quanto meno a giudicare da quanto sostiene l’anonima associazione che sulla vicenda si esprime così:

“Riguardo alle recenti notizie apparse sulla stampa locale, riteniamo necessario fare chiarezza su alcune questioni che interessano il sito delle Masse di San Sisto. Senza voler entrare nel merito dei giudizi in corso, che spettano alla magistratura competente, va innanzitutto chiarito che da decenni è in atto una battaglia legale che vede coinvolti la proprietà del terreno delle Masse, l’Associazione che lo gestisce e la Free Time s.r.l., proprietaria del terreno limitrofo e riconducibile ai fratelli Belli.

La recente ordinanza emessa dal giudice Bonato, non è che un ulteriore tassello, peraltro tutt’altro che definitivo, che si aggiunge ai già numerosi provvedimenti giudiziari emessi. Contro tale provvedimento è già stato avanzato reclamo al Tribunale di Viterbo, pertanto si ritiene quanto meno opportuno attendere la nuova pronuncia, prima di procedere alla esecuzione di provvedimenti che potrebbero essere stravolti dal giudizio di secondo grado.

Inoltre, la contestata ordinanza, prevede la nomina di un ausiliario – custode, che viene individuato nella persona del dott. Giuseppe Pagano, il quale però risulta essere in una situazione di palese conflitto di interessi, essendo lo stesso consulente della Free Time, direttore di miniera della medesima, nonché direttore di miniera del Comune di Viterbo. E’ pertanto evidente che il dott. Pagano dovrà astenersi dall’accettare l’incarico conferitogli, che dovrà invece essere assunto da un tecnico terzo, senza rapporti con le parti in causa. Anche riguardo alla concessione mineraria rilasciata dalla Regione Lazio alla soc. Free Time, è stato presentato ricorso giudiziale, sul presupposto che non siano state rispettate tutte le norme di evidenza pubblica, poste a tutela dello sfruttamento di un bene pubblico come è l’acqua termale. Il ricorso è tutt’ora pendente al TAR.

Ma, anche volendo dare per buona detta concessione mineraria, la Free Time nei giorni scorsi ha estratto un quantitativo di acqua termale, superiore di tre volte a quello riconosciuto dalla Regione, pari a 15 lt/sec. Questo pompaggio indiscriminato di dubbia legittimità, condotto per diversi giorni, ha determinato la provvisoriainterruzione della fuoriuscita spontanea di acqua alle Masse di San Sisto. Tutte le prove di portata effettuate sinora, dimostrano peraltro che la concessione di 15 lt/sec rilasciata alla Free Time potrebbe tranquillamente coesistere con la sopravvivenza del sito delle Masse.

Infatti, le stesse si sono prosciugate solo dopo il pompaggio di una quantità di acqua enormemente superiore a quella concessa. Altra questione riguarda l’uso dell’acqua termale, che intende fare la Free Time nell’immediato. Se, infatti, la concessione è stata rilasciata dalla Regione a fronte del progetto che prevede la realizzazione di uno stabilimento termale di enormi dimensioni e che darebbe lavoro a circa 400 dipendenti (elemento essenziale che ne ha determinato il rilascio), non si comprende come la stessa società intenda utilizzarla fintanto che detto stabilimento non sarà funzionante.

E, a quanto risulta, non è ancora neanche stato approvato, né si sa se lo sarà mai, tenuto conto anche del recente vincolo imposto dalla Soprintendenza. Vista l’attuale situazione, viene da pensare che la tanto agognata acqua termale, sarà utilizzata, a scopo di lucro, per alimentare le numerose piscine realizzate abusivamente dalla Free Time e non ancora definitivamente sanate. Si tratta, a loro parere, di semplici vasche di raccolta, quando invece, come si evince facilmente, sono dotate di scalette di ingresso e di tutti i servizi relativi a piscine termali.

Anche in merito alla loro natura e destinazione, esistono esposti e ricorsi presentati, che dovranno chiarire la natura delle stesse e la loro assai dubbia sanabilità dal punto di vista urbanistico. In ogni caso, essendo la concessione mineraria di 15 lt/sec stata rilasciata per alimentare uno stabilimento di dette dimensioni, si può immaginare come la stessa non possa essere destinata invece al riempimento di semplici piscine, peraltro abusive, che necessiterebbero comunque di una quantità di acqua di molto inferiore. Come si può notare, sono ancora molte le questioni aperte e siamo lontani dal mettere la parola fine sulla vicenda. Nell’interesse del territorio, sarebbe comunque auspicabile porre finalmente termine al contenzioso in atto, cercando soluzioni che consentano lo sviluppo del termalismo a Viterbo, sia a livello imprenditoriale che sul piano sociale rivolto alla popolazione mediante libera fruizione dello stesso”.






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