ANNO 8 n° 226
Sul presunto ''collettore di tangenti'' gli indagati hanno fatto scena muta
Bonfiglio e Santini si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere
Dello Vicario e Quintarelli hanno risposto per ore alle domande del Gip
06/06/2015 - 00:00

VITERBO – Scena muta da parte di Francesco Bonfiglio e Fulvio Santini davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato. I due, ieri mattina, si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere. Una strategia difensiva che sarebbe stata motivata con la necessità di approfondire gli atti dell’inchiesta che li riguardano.

Bonfiglio e Santini, rispettivamente responsabile tecnico-commerciale e il secondo capo del servizio rifiuti di Viterbo Ambiente, oltre che dei reati che sono stati loro contestati dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, dovranno chiarire il contenuto di una loro conversazione telefonica intercettata, nel quale parlano chiaramente dell’esistenza di un “collettore di tangenti”. In particolare Santini, come osserva il gip Franca Marinelli dell’ordinanza di custodia cautelare emessa a loro carico, “fa un’affermazione gravissima, asserendo che c’è un collettore delle tangenti”. Il colloquio tra Bonfiglio e Santini ruota intorno alla mancata approvazione da parte della giunta della delibera che avrebbe dovuto riconoscere altri soldi a una ditta che non stava rispettando gli impegni contrattuali.

L’affermazione di Santini, alla quale Bonfiglio replica con un indicativo “e infatti”, lascia intendere che l’inchiesta “Vento di Maestrale” potrebbe avere a breve ulteriori sviluppi. Prima o poi dovrà essere chiarito se il “collettore delle tangenti” esiste davvero e, soprattutto, dargli un nome e un volto.

Al contrario di Bonfiglio e Santini, hanno invece risposto al fuoco di fila delle domande del gip sia Ernesto Dello Vicario che Stefano Quintarelli, i due dirigenti di Palazzo dei Priori che, secondo l’accusa, avrebbero tenuto bordone alla Viterbo Ambiente. Entrambi, secondo quanto si è appreso, avrebbero respinto le accuse e avrebbero sostenuto che il loro lavoro sarebbe stato mirato esclusivamente a tutelare gli interessi dell’ente. Dello Vicario e Quintarelli, il primo dirigente del settore Lavori pubblici e ambiente, il secondo della ragioneria e bilancio, sono accusati di associazione per delinquere, frode in pubbliche forniture, truffa e falso. Dello Vicario è agli arresti domiciliari, Quintarelli è indagato a piede libero.

Davanti al gip Rigato è comparso anche Maurizio Tonnetti, consigliere di amministrazione della società, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. Tuttavia ha comunicato di aver rassegnato le dimissioni dal Cda. L’altro ieri, aveva fatto la stessa scelta Sara Palombi, la funzionaria di Palazzo dei Priori, collaboratrice di Dello Vicario.

Ieri, è stata giornata d’interrogatori anche per gli indagati nel filone d’inchiesta relativo all’impianto di trattamento meccanico-biologico dei rifiuti di Casale Bussi, che ha portato agli arresti domiciliari i vertici della società Ecologia Viterbo: Francesco Zadotti, Massimiliano Sacchetti, Daniele Narcisi e Massimo Rizzo.

Sono tutti comparsi davanti al gip Salvatore Fanti. Zadotti, responsabile dell’impianto, uomo di fiducia di Manlio Cerroni, il “re” dei rifiuti di Roma, ha respinto le accuse, sostenendo di aver fatturato alla Regione Lazio soltanto la quantità di combustibile da rifiuti effettivamente prodotto. Quindi, a suo avviso, non ci sarebbe stata alcuna truffa.

I legali di tutti i nove indagati agli arresti domiciliari hanno chiesto la revoca della misura cautelare. I gip faranno conoscere nei prossimi giorni le loro decisioni.






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