

VITERBO - Un’organizzazione riconducibile alla Hezbollah turca, un gruppo di credo islamico sunnita che persegue l'obiettivo di creare uno stato retto dalla Sharia in Turchia, con base in Umbria, finalizzata a favoriva l'ingresso in Italia di clandestini curdi da sfruttare nel circuito dei kebab è stata smantellata dagli uomini della Digos di Terni in collaborazione con i colleghi di Viterbo e di altre città italiane. Una cinquantina i casi accertati, alcuni dei quali nella Tuscia. All’indagine, sfociata in sei arresti, ha partecipato anche il servizio centrale antiterrorismo della polizia di Istambul.
Secondo gli investigatori l'intera filiera del kebab, dalla lavorazione delle carni fino alla vendita al minuto, si è dimostrata funzionale alla raccolta di denaro. Una sorta di salvadanaio periodicamente svuotato dai vertici del gruppo per sostenere la causa curda in Turchia.
A carico dei sei arrestati sono emersi precedenti per terrorismo (ma la polizia ha sottolineato oggi che non progettavano alcuna attività di questo tipo in Italia), armi, droga e immigrazione. Gestivano in diverse regioni la vendita di kebab con un sistema economico definito dagli investigatori 'di tipo monopolistico' ed avevano regolarizzato la loro posizione, ottenendo fraudolentemente il riconoscimento di rifugiati politici.
Proprio attraverso la prospettiva della regolarizzazione, mediante l'abuso dell'asilo politico, l'organizzazione favoriva l'ingresso dei curdi ricorrendo a trafficanti di esseri umani (navi e tir), passaporti di servizio, visti di breve durata, sostituzione di persona e matrimoni simulati. I turchi giunti in Italia, alcuni poi destinati ad altri paesi, ottenevano dall'organizzazione vitto, alloggio e occupazione. Lo stesso gruppo, ritiene la polizia, li avviava poi alla procedura per il riconoscimento dell'asilo, predisponendo le dichiarazioni tipo da rendere, accompagnate da documentazione contraffatta (tessere di partiti politici, mandati di cattura, certificati medici attestanti esiti inesistenti di ferite da tortura).
E’ stato accertato che il più delle volte, i cittadini turchi dichiaravano falsamente l'appartenenza a partiti politici organici al Pkk, per ottenere più facilmente il riconoscimento dell'asilo politico che ha consentito loro anche di sottrarsi al rischio estradizione in paesi dove avevano condanne per reati anche eversivi.
I principali indagati si sono dimostrati ben introdotti anche in alcuni settori della pubblica amministrazione potendo contare su una fitta rete di conoscenze. Tale che aveva determinato il convincimento, espresso dai vertici dell'associazione, secondo cui 'in Italia come in Turchia è possibile avere tutto pagando'.
L'operazione ha interessato oltre alla digos di Terni e Viterbo, quelle di Roma, L'Aquila, Modena, Milano, Trieste, Como, Venezia, Latina e Viterbo.
Finita in carcere anche una romana di 46 anni ritenuta responsabile di avere consentito fraudolentemente e per fini di lucro il rilascio agli stranieri di abilitazioni per la conduzione di esercizi pubblici. Due ucraine sono invece finite ai domiciliari a Terni e Milano per concorso nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. A carico di tutti sono state eseguite ordinanze di custodia disposte dal gip di Terni su richiesta del pm Elisabetta Massini. Sono invece indagate a piede libero altre 30 persone per reati che vanno dall'associazione per delinquere, al favoreggiamento dell'immigrazione, al falso documentale. Tra questi diversi artigiani, un avvocato di Terni e un medico di Roma.