ANNO 9 n° 232
''Siracusa-Viterbese, derby del cuore''
Francesco Serra, nato nella città siciliana e figlio di un tifoso degli aretusei
12/05/2016 - 02:00

di Andrea Arena

VITERBO – Questa è una storia di calcio e di famiglia. Di cuore e di cuori. Di ricordi che non si cancellano e di speranze che restano a galleggiare fino a trasformarsi, finalmente, in realtà. ''Per anni ho sperato che Viterbese e Siracusa si incontrassero sul campo. Domenica succederà. E io non possono mancare'', dice Francesco Serra. Ed è qui che finisce il racconto. Perciò vale la pena palleggiare all’indietro fino all’origine, all’incomincio.

''Mio papa Nicola era di Siracusa, e grande tifoso della squadra, che continuava a seguire anche quando si era trasferito nella Tuscia – spiega Serra - Per anni è stato abbonato a Il Giornale di Sicilia del lunedì, perché all’epoca ci si poteva abbonare anche soltanto a quell’edizione. Quassù il giornale arrivava il martedì, quando andava bene, ma per lui era lo stesso un piacere leggere i risultati e le cronache della sua formazione del cuore''. Nell’era prima di internet anche aspettare un risultato poteva essere un’emozione nell’emozione.

Non fu certo per ragioni calcistiche che papà Nicola volle far nascere il figlio nella patria di Archimede, ''la più grande e più bella città greca'', come la definì Cicerone. ''No, io nacqui a Siracusa perché mio padre aveva un fratello ginecologo'', spiega Francesco. E così, in quell’ottobre del 1966, i Serra si trasferirono in Sicilia per il lieto evento. Famiglia di dottori, del resto: Nicola è stato un grande cardiologo, colui che portò il Reparto di Cardiologia a Viterbo, e Francesco ha seguito le sue orme. Ma anche, se vogliamo, famiglia di politici: socialista il padre, del Pd (''Renziano prima di Renzi'', si definì quando scese in campo per le primarie a sindaco nel 2013) il figliolo, che ora è consigliere comunale. E poi, naturalmente, c'è il calcio.

Francesco Serra lo si ritrova ogni domenica in tribuna centrale del Rocchi, leggermente defilato sulla destra, seduto accanto ai compagni di stadio di sempre: il cugino Massimo Onofri, Sandro Mancinelli, per esempio, e da qualche anno anche insieme ai figli, la terza generazione dei Serra. Sciarpa gialloblu, mezzo toscano in bocca, competenza dai toni sempre moderati. ''Ma il Siracusa è sempre stata l’altra squadra del cuore, quella della mia infanzia, e della mia famiglia, quella che riportava al ricordo di mio padre, scomparso ormai più di vent’anni fa. Nel 2012 andai persino agli spareggi per la serie B di Lanciano, portando anche i miei figli''. Per la cronaca: quel Siracusa (allenatore Andrea Sottil, Davide Baiocco in campo) perse quello spareggio e dovette abbandonare il sogno della promozione nella serie cadetta. Qualche mese dopo non si iscrisse neanche alla Lega Pro. Un destino terribilmente simile alla Viterbese del 2004: serie B sfiorata a Crotone, niente iscrizione alla C1 dell’anno successivo, fallimento.

Oggi la storia è di nuovo cambiata, e ritrova Siracusa e Viterbese di nuovo vincenti, risorte, ambiziose: l’anno prossimo torneranno tra i professionisti, e si contendono – insieme a sette altri club che hanno trionfato nei rispettivi gironi – lo scudetto dilettanti. Domenica al De Simone è già una partita decisiva. ''I miei parenti siciliani già mi avevano chiamato. Quando ho visto che l’abbinamento era ufficiale ho immediatamente prenotato i biglietti aerei. E sì, finalmente potrò vedere Siracusa-Viterbese, la partita che ho sempre desiderato''.  Forse qualcosa di ancora più importante, perché il dottor Francesco avrà con sé i piccoli Nicola e Riccardo, i suoi figli. Affinché il legame tra generazioni e riti, tra passioni ed educazioni sentimentali, possa continuare grazie ad un pallone che rotola.





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