ANNO 8 n° 344
Rifiuti, 25 anni
di scandali e tangenti
Dalla ''discarica della corruzione'' a Tarquinia al blitz ''Vento di maestrale''
10/06/2015 - 00:00

VITERBO - Quando a Milano fu arrestato Mario Chiesa, esponente del Psi lombardo, presidente del Pio Alberto Trivulzio, comunemente chiamato ''Baggina'', ebbe ufficialmente inizio la cosiddetta Tangentopoli. Era il 17 febbraio 1992. Chiesa, definito ''il mariuolo'' da Bettino Craxi, fu ammanettato con una mazzetta da dieci milioni di vecchie lire, pagata da un fornitore dell’ospizio, infilata nelle mutande. Da lì a poco ci sarà la caduta della prima Repubblica e l'inizio della gestazione della seconda che, nonostante venticinque anni di travaglio, non è ancora riuscita venire alla luce.

In realtà, la data di nascita di Tangentopoli andrebbe anticipata di oltre un mese e spostata più a sud di circa seicento chilometri. Precisamente a Viterbo, in via Saffi, al primo piano di Palazzo Gentili, sede dell’amministrazione provinciale.

Nel dicembre del 1991, all’uscita dalla discarica di Tarquinia, dove venivano smaltiti i rifiuti solidi urbani di tutti i comuni della Tuscia, fu bloccato dalla polizia l’allora presidente della Provincia Claudio Casagrande, socialista come Chiesa. Fu perquisito e dalle sue mutande, come avverrà oltre un mese dopo con Chiesa, spuntarono una decina di milioni di lire. Una tangente appena ricevuta dalle mani dei titolari della discarica.

Il presidente della Provincia non fu arrestato, ma semplicemente indagato per concussione e corruzione. Un paio di settimane dopo, quando nei suoi confronti fu emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, si rese latitante. Si costituì il 3 gennaio successivo, dopo aver passato in libertà, chissà dove, le festività natalizie. Con lui finì in carcere il suo assessore all’ambiente Ludovico Micci, socialista. Nella primavera successiva, alla fine del mandato da senatore e la conseguente perdita dell’immunità parlamentare, fu ammanettato anche Roberto Meraviglia, capogruppo socialista in Provincia.

E non è ancora tutto: il giorno prima dell’arresto di Chiesa, nell’ambito della stessa inchiesta su rifiuti & mazzette, finì dietro le sbarre mezza giunta comunale di Tarquinia: il vicesindaco Domenico Natali, l’assessore alla nettezza urbana Giuseppe Zanoli e quello all’urbanistica Angelo Renzi. Tutti socialisti, tutti accusati di aver intascato tangenti dai titolari di quella che da allora in poi fu ribattezzata la ''discarica della corruzione''.

L’inchiesta fu coordinata dal pubblico ministero Donatella Ferranti, oggi deputato e capogruppo del Partito Democratico in commissione Giustizia della Camera. Da allora, con scadenze più o meno regolari, nella Tuscia si sono susseguiti una serie di arresti collegati ora al traffico illecito dei rifiuti, ora ad appalti truccati per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, ora a tangenti intascate per chiudere uno o entrambi gli occhi su come veniva svolto, più spesso su come non veniva svolto, un servizio pagato fior di milioni dai cittadini. Tra Casagrande & compagni all’inchiesta ''Vento di Maestrale'' di questi giorni, che ha portato agli arresti domiciliari nove persone, è infatti successo di tutto.

Nel 2004 c’è stata l'operazione nazionale ''Agricoltura biologica'', che portò in carcere sette persone e la denuncia di altre trenta, accusati a vario titolo di traffico e gestione illecita di rifiuti, realizzazione di discarica abusiva e falso ideologico. Tre i viterbesi coinvolti: l’allora sindaco di Grotte di Castro Alessandro Viviani, accusato di aver rilasciato, in qualità di biologo, alcune false certificazioni inerenti rifiuti pericolosi, in cui erano riportati parametri inferiori di metalli pesanti rispetto a quelli effettivi; Michele Falaschi, originario di Montefiascone ma residente a Valentano, e un imprenditore agricolo di Montalto di Castro. L’indagine era partita un anno e mezzo prima da Rieti e fu chiamata ''Agricoltura biologica'' perché portò allo smantellamento di un’organizzazione che produceva compost con rifiuti non utilizzabili a tale scopo. Compost che dietro cospicui compensi veniva smaltito su terreni adibiti alla coltivazione di ortaggi, pomodori, frumento e altre colture.

C’è stata poi l’inchiesta ''Giro d’Italia, ultima tappa Viterbo''. Un enorme traffico di rifiuti provenienti da tutta Italia e interrati abusivamente in alcune ex cave di Castel Sant’Elia, Capranica, e Vetralla. Stando ai risultati delle indagini, complessivamente furono interrati circa trentacinque milioni di kg di fanghi di cartiera, undici milioni di kg di fanghi provenienti da rifiuti solidi urbani bruciati e fanghi sanitari, quattromila tonnellate di ceneri pesanti da acciaieria, ceneri prodotte da termovalorizzatori di rifiuti urbani e sanitari. Era il 2005. Tutti gli imputati, quattordici, l’hanno fatta franca perché i reati sono caduti in prescrizione. 

Nel 2007 fu la volta dell’operazione ''Longa manus'': ventotto persone denunciate a piede libero e dieci arrestati con l’accusa di aver organizzato e gestito un traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi, come fanghi di depurazione contenenti piombo, cadmio, mercurio nichel, e terre inquinate da composti organici tossici, che venivano interrati in tre discariche abusive in Sardegna, Lombardia Toscana e in alcuni terreni della Tuscia. Il giro d’affari fu valutato in dieci milioni di euro. Tra gli arrestati anche l’allora sindaco di Montefiascone Ferdinando Fumagalli, il suo assessore alla nettezza urbana Valdo Napoli, il segretario comunale Luciano Carelli, tutti assolti e usciti di scena. Ma come per ''Giro d’Italia ultima tappa Viterbo'' l’inchiesta ''Longa manus'' è finita nel nulla: il 5 maggio scorso, infatti, il tribunale di Viterbo ha prosciolto tutti gli indagati per sopravvenuta prescrizione. Un’inchiesta costata alcuni milioni di euro che è servita solo agli studi legali.

Il 24 ottobre 2012 deflagrò l’inchiesta “Genio e sregolatezza”, condotta dalla guardia forestale: sessantatré indagati, dodici dei quali arrestati e gli altri cinquantuno a piede libero. Le accuse vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta. Tra gli arrestati, con l’accusa di corruzione, c’erano anche l’allora sindaco di Graffignano Adriano Sartori e il suo assessore all’ambiente Luciano Cardoni. Secondo l’accusa avrebbero contribuito a pilotare la gara d’appalto per la raccolta differenziata nel loro comune. Appalto che, come molti altri, era gestito da due funzionari del Genio Civile, Roberto Lanzi e Gabriela Annesi, ritenuti i “cervelli” dell’organizzazione. Il processo è ancora in corso.

Dall’inchiesta ‘’Genio e sregolatezza” scaturì un altro filone d’indagine tutto collegato alle gare per la raccolta differenziata dei rifiuti. Secondo l’accusa almeno dieci sarebbero state truccate: Collevecchio in provincia di Rieti, Sant’Oreste e Rignano Flaminio in provincia di Roma, Corchiano e, di nuovo, Graffignano nella Tuscia.

Ci sono stati poi una almeno una dozzina di episodi minori: dalle discariche abusive di materiali inerti all’abbandono di tonnellate di carcasse di pneumatici; dallo sversamento di liquami nei torrenti allo smaltimento illegale delle acque reflue dei frantoi.

Se è vero che i rifiuti puzzano è altrettanto vero che pecunia non olet. Quindi...

 





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