ANNO 9 n° 323
''Regà cancellate la chat che sto giro so cazzi pe' tutti...''
Stupro di gruppo, nei cellulari la prova della violenza. La replica dei difensori: ''Nessun segno di lesioni vaginali''
01/05/2019 - 00:25

VITERBO – (b.b.) ''Regà cancellate la chat che sto giro so cazzi pe tutti…''. Arrivano direttamente dai cellulari dei due arrestati le prove della violenza sessuale che Francesco Chiricozzi e Riccardo Licci avrebbero compiuto ai danni di una 36enne viterbese nella notte tra l’11 e il 12 aprile scorso.

Fatta ubriacare, trascinata in un circolo privato e poi costretta a suon di pugni ad un rapporto intimo mentre era completamente ''incosciente''.

Sarebbe stata baciata in bocca e poi toccata nelle parti intime, fino a poi essere spogliata e costretta a fare sesso. Ma di questo la vittima, finita in ospedale con lividi e tumefazioni su tutto il corpo, non ricorderebbe nulla: il mix di alcol, ansiolitici e violenza avrebbero fatto cancellare ogni traccia di quei momenti dalla sua mente.

Eppure ne rimarrebbe prova all’interno dei cellulari dei due giovanissimi, ora reclusi nel carcere di Mammagialla per violenza sessuale di gruppo e lesioni: passati al setaccio degli inquirenti, nei dispositivi sarebbero stati trovati video inequivocabili, in cui la vittima ''in evidente stato confusionale ai limiti dell’incoscienza'' sarebbe stata abusata.

''Divertiamoci un po''' avrebbero detto mentre riprendevano le scene di sesso. Tra tutte, anche quella in cui Chiricozzi di fronte alla donna stesa a terra, completamente stordita, avrebbe iniziato ad umiliarla con gesti di scherno. Materiale che poi, il giorno dopo avrebbero entrambi tentato di cancellare. ''Cancellare la chat obbligatoriamente, sia chiaro obbligatoriamente'' si legge nei messaggi che i due si sono scambiati. Eppure non sarebbe bastato ad eliminare le prove.

Ascoltati ieri dal gip Rita Cialoni, hanno raccontato la loro versione dei fatti: ''Una versione che non coincide con quella della procura'' hanno fatto sapere i loro difensore. E che sarebbe supportata anche da quanto emerge dai certificati medici di pronto soccorso: la presunta vittima non presenterebbe segni di lesioni vaginali.






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