ANNO 8 n° 343
Rapina alla gioielleria Bracci, per Stefan Grancea arriva la moglie come testimone
L’unica nella lista depositata dalla difesa, sarà ascoltata ad anno nuovo
15/11/2018 - 06:31

VITERBO - Condannata da pochi giorni a 5 anni e 4 mesi con rito abbreviato per aver fatto da palo durante la rapina alla gioielleria Bracci, per la compagna di Stefan Grancea è già tornato il momento di varcare di nuovo le aule del tribunale viterbese. Questa volta come testimone. L’unico, nella lista della difesa depositata ieri mattina dall’avvocato Samuele De Santis, legale rappresentante del giovane rumeno che, secondo la tesi della Procura avrebbe preso parte assieme al cognato, Ignazio Salone, ex camorrista oggi pentito, ad una delle più efferate rapine messe a segno nel capoluogo viterbese.

Era il 14 marzo scorso, quando in pieno giorno, quattro persone, pistola alla mano, hanno fatto irruzione all’interno della nota gioielleria al Corso e, approfittando della pausa pranzo del personale, hanno fatto razzia di preziosi e soldi, non prima però di aver legato mani e piedi dei presenti con delle fascette e di aver quasi rischiato di trasformare quella rapina in una tragedia: il proprietario del negozio, infatti, avrebbe raggiunto il suo ufficio, preso da un cassetto la pistola di proprietà e avrebbe tentato di affrontare i banditi.

Fortunatamente l’arma di Ignazio Salone, al momento di esplodere il colpo, si sarebbe inceppata, mandando all’aria il tentativo di colpire il malcapitato Bracci. Da lì, bottino alla mano, la rocambolesca fuga in auto, fino a Montalto di Castro dove i rapinatori sono stati fermati e arrestati.

Per due di loro, Ignazio Salone e Elena Grancea, moglie di Stefan, le accuse si sono già trasformate in condanne: la scorsa settimana davanti al gip Francesco Rigato sono stati condannati con rito abbreviato a 8 anni e 8 mesi e 5 anni e 4 mesi. La donna, assieme alla compagna di Salone, sarebbe rimasta fuori dalla gioielleria a fare da palo, mentre l’ex camorrista, forse aiutato da Grancea, irrompeva nella gioielleria.

Un’accusa, per il giovane classe 1991, ancora tutta da dimostrare. Intanto a gennaio il processo entrerà nel vivo con i primi testimoni dall’accusa.

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